La rappresentatività della nostra organizzazione, una cooperativa che raccoglie in provincia di Modena oltre 18.500 soci, uniti – molti di loro – dal desiderio di coronare il diritto a possedere una casa in proprietà, un traguardo dal quale è ancora escluso circa un 30% delle famiglie, ci ha convinto della necessità di rendere più trasparente il confronto elettorale di questi giorni e, soprattutto, di concorrere a far esprimere un voto meno ideologico, più legato ed attento ai contenuti.

Per questa ragione come Abitcoop abbiamo deciso di rivolgerci ai candidati sindaco di Modena, Carpi, Sassuolo e Vignola, dove più forte è il nostro insediamento, ponendo loro alcune domande che interessano da vicino la nostra cooperativa, le politiche per la casa e le sfide che stanno di fronte alle citate città per riprendersi dalla lunga crisi, che in questi anni ha messo a dura prova anche un territorio solido e prospero come quello di Modena.

Queste le domande:

  1. Lei pensa che le cooperative a proprietà divisa con proposte a basso costo e tipologie innovative abbiano ancora un ruolo dentro le politiche dell’abitare?
  2. Pensa che abbia ancora un senso parlare di una emergenza casa a Modena?
  3. Nonostante i tanti alloggi sfitti è ancora alta la domanda di case in proprietà. Se lo spiega? Che soluzioni propone per soddisfare questo segmento di popolazione?
  4. In questi mesi si è parlato e straparlato di aree F, di PEEP… Lei ritiene che sia ancora attuale costruire una politica per la casa che ruota attorno alla concessione di aree a basso costo come è stato possibile fare coi PEEP?
  5. Tutti giustamente insistono sul recupero del patrimonio esistente, ma fino ad oggi questa tipologia di offerta è rimasta uno slogan. Lei ha qualche idea da suggerire, magari con esempi, per allineare i costi di recupero e riuso di case a quelli praticati nell’edilizia economica popolare che consenta di offrire una proposta credibile a chi ha bisogno di casa?

RISPOSTE

CANDIDATI SINDACO A MODENA

Stefano-BelleiStefano Bellei
lista collegata Lega Nord

  1. Ogni tipo di soluzione può avere un ruolo. Perché ogni soluzione incontra l’interesse e la sensibilità di un segmento della popolazione.
  2. Sinceramente penso che l’emergenza casa sia molto sopravvalutata, forse anche per motivi politici. Le vere emergenze di Modena sono altre, la sicurezza e la crisi economica in primis. C’è ovviamente una richiesta di abitazioni, ma ci sono anche tanti alloggi vuoti e tanto invenduto delle imprese. Si può dare risposta alla richiesta senza consumare ulteriore suolo.
  3. Il problema va visto sotto il duplice aspetto dell’offerta e della domanda. Per anni i modenesi hanno investito nel mattone come bene rifugio, e spesso preferiscono tenere un immobile vuoto piuttosto che affittarlo a persone che possono dare dei problemi. Bisognerebbe che le istituzioni tutelassero di più i proprietari nei confronti di certe tipologie di affittuari che ora come ora possono fare il buono e il cattivo tempo. Dall’altra parte bisogna andare a vedere da dove viene la richiesta di case. Io vedo tanti stranieri che vorrebbero avere, anzi pretenderebbero di avere un alloggio a prezzi stracciati. Non considero queste richieste un’emergenza abitativa. Se invece la domanda viene da giovani che lavorano e vogliono costituire una famiglia, è sacrosanta, e gli si può dare risposta incentivando i proprietari ad affittare o a vendere utilizzando lo strumento delle agevolazioni fiscali sulla casa.
  4. Secondo me, semplicemente non ci dovrebbe essere più bisogno di costruire. Il patrimonio immobiliare di Modena è sufficiente a soddisfare le esigenze della popolazione. Si tratta di facilitarne l’immissione sul mercato e favorirne una redistribuzione.
  5. È necessario agire sulla burocrazia e sui costi delle ristrutturazioni. Vanno snellite le pratiche per ottenere le concessioni comunali. Mentre, per quanto riguarda la questione economica, bisogna trovare il modo di ridurre il costo del lavoro e gli utili delle imprese, cooperative comprese. In più, sarebbe necessario trovare il modo di stipulare convenzioni con l’albo dei notai per ridurre il costo dei rogiti e lavorare con il sistema bancario per agevolare lo concessione dei mutui a tassi abbordabili. Anche il fronte della gestione dei rifiuti offrirebbe margini di manovra, con una riduzione dei costi delle discariche comunali e la riduzione degli oneri comunali per i materiali di risulta.

Gian Carlo Muzzarelli candidato sindaco a Modenamuzzarelli
liste collegate PD Partito Democratico, Moderati per Modena, Sinistra Ecologia Libertà, PDCI – La sinistra per Modena, Centro democratico

  1. Certamente. Le cooperative a proprietà divisa hanno storia, esperienza e competenza per contribuire al successo di una nuova fase di politiche abitative. La sfida è molto alta perché si tratta appunto di tenere insieme tipologie innovative e costi sostenibili. Le case del futuro devono essere in classe energetica A o passive e il primo snodo è trovare le soluzioni che tengano in equilibrio l’investimento iniziale e ritorni dei risparmi energetici.
  2. Ha senso se ci riferiamo ad emergenze relative alle fasce sociali più colpite dalla crisi, a situazioni familiari estreme e ad una parte delle nuove generazioni. L’aumento delle disuguaglianze, la disoccupazione e il precariato si riflettono innanzitutto sulle politiche abitative e il diritto alla casa, primo luogo di comunità e di affetti, resta inevaso per troppe persone. Molti giovani sono nella impossibilità di costruirsi un autonomo progetto di vita.
  3. La casa non è solo una necessità primaria o un bene patrimoniale. È una fattore di sicurezza, è la scelta di un modello di vita e di relazioni, è una componente della identità di una persona o di una famiglia. Niente di strano dunque che ci sia domanda di case in proprietà, anche se i cambiamenti economici, sociali e di costume spingono in direzione di una maggiore mobilità. Detto questo,  ogni soluzione del problema degli alloggi passa da due condizioni di base: un aumento dei finanziamenti pubblici e un miglioramento netto dei redditi della famiglie. Quando sento deridere l’aumento di mille euro l’anno concesso dal Governo ai redditi da lavoro medio bassi mi domando con chi abbiamo a che fare. Solo dei milionari o degli stupidi possono ignorare cosa significano uno o due stipendi mensili in più per una famiglia normale.
  4. Le aree PEEP a Modena ci sono, grazie ad una politica urbanistica che da sempre ha cercato di contenere e controllare la rendita, e devono far parte di una politica edilizia capace di rispondere all’intero spettro della domanda di case. Certo, la nuova prospettiva di sviluppo della città deve prevedere il primato della qualità e non dell’espansione. Sul saldo zero di consumo di territorio c’è una convergenza generale, anche se molte prese di posizione mi sembrano prevalentemente ideologiche e poco consapevoli del significato reale di questa politica e dei nodi che ci sono da sciogliere per renderla praticabile.
  5. Questo è appunto uno dei nodi da sciogliere, anzi, il principale nodo da sciogliere. Nel caso dei recuperi e delle riqualificazioni ogni situazione presenta proprie specificità, ma alcune indicazioni generali sono possibili. Bisogna combinare nel modo più vantaggioso contributi finanziari statali e regionali con premi di carattere urbanistico, operazioni patrimoniali,  credito bancario agevolato ed eventualmente agevolazioni fiscali comunali. Il Comune, ad esempio, o la Provincia o lo Stato, possono mettere a disposizione immobili adeguati, accettando un rendimento di ritorno molto contenuto; sulla medesima struttura si possono concentrare i contributi pubblici, ottenendo anche dalle banche condizioni di favore e convenzionando le imprese esecutrici. Va da sé che questa prospettiva ha una premessa politica fondamentale: si deve lavorare tutti intorno allo stesso tavolo e mettendo al centro l’interesse della comunità.

giuseppe-pellacaniGiuseppe Pellacani
liste collegate FI, UDC, Fratelli d’Italia

Noto da subito il vostro squilibrio a favore del candidato del PD (nel N.1 di gennaio-giugno della vostra pubblicazione LA CASA in prima pagina la foto del candidato PD, nel sito www.adacomunicazione.com/old_abitcoop campeggia la foto del candidato PD, nell’Estratto – Relazione sulla gestione del Consiglio di Amministrazione – Anno 2013 (approvato aprile 2014) al punto COME CI PONIAMO IN RAPPORTO AI CANDIDATI davanti ad una ipotesi di pericolo di marginalizzazione ritenete che il candidato PD e assessore regionale Giancarlo Muzzarelli abbia già dimostrato la sensibilità giusta). È evidente e naturale (per voi) la scelta dettata dalla vostra tradizionale collocazione politica. Chi indicherete ai vostri 18.000 e passa soci come il salvatore dei senza casa è ovvio e scontato. Ma la realtà è che a Modena è mancata una vera politica di edilizia popolare/sociale. A Modena si è solo costruito male e a costi troppo elevati. La cattiva gestione delle precedenti amministrazioni è dovuta alla pesante commistione fra politica e affari. E il settore dell’edilizia, nel quale voi operate, sicuramente è stato quello con i maggiori intrecci. Non mi sorprende per niente che il vostro affacciarvi nella campagna elettorale sia connotato da un evidente tifoseria, e non da quella imparzialità, che non è nel vostro registro, che nelle lettere inviate ai candidati sindaco fingete di mostrare. Preferisco la schiettezza e il coraggio delle scelte che essendo note (e per voi obbligate) non dovreste nascondere fin dall’introduzione. Metto quindi da subito in dubbio la vostra buona fede e la disponibilità ad “ascoltare” quello che vi diranno i candidati Sindaci. Tanto so bene che le vostre scelte saranno coerenti con la commistione modenese fra affari e politica. E non mi illudo che possa essere diversamente Tìmeo Dànaos et dona ferentes (temo i Greci anche quando portano doni) diceva Laocoonte ai Troiani per convincerli a non fare entrare il famoso cavallo di Troia nella città. Ma il cavallo delle Coop a Modena è già entrato e governa da anni. Comunque per non fermarmi alla constatazione della realtà e anche per non apparire scortese rispondo alle vostre domande.

  1. Faccio fatica a considerare le attuali cooperative capaci di risolvere le esigenze della gente. Le cooperative infatti, pur abituate a Modena e dintorni ad operare in condizione di sostanziale monopolio non si sono mai distinte per bassi costi e si sono limitate a soddisfare una clientela “ricca”. Non mi sembra questo il modo di venire incontro alla gente. Certo proposte a basso costo e tipologie innovative sarebbero una soluzione ma in un contesto non parcellizzato ma complessivo, che comprenda l’intera Provincia. Perché le esigenze vanno valutate sull’area vasta. Voi dimostrate che le cooperative a proprietà divisa sono in grado di fare proposte veramente favorevoli ai cittadini, cioè che vadano incontro alle loro esigenze e ai loro problemi finanziari e in me troverete un Sindaco attento, aperto e disponibile. Se si vuole continuare a costruire solo per rispondere alle esigenze dei costruttori troverete in ma un fiero oppositore.
  2. In senso assoluto no e lo suggerite voi con la terza domanda, cioè con la presenza di tanti alloggi sfitti. In senso relativo si. Bisogna rispondere a situazioni nuove che stanno creando un allarme sociale, e che fino ad ora sono state ignorate. In ogni caso dovreste essere voi per primi a suggerire ai candidati Sindaci che il problema degli alloggi va considerato in un nuovo piano città, comprensibile ai cittadini, che contemperi la costruzione di nuovi edifici, sia di edilizia sociale che non, con la ristrutturazione degli edifici, il risparmio energetico e la riqualificazione di quartieri e aree degradate, in un grande piano strategico a carattere Provinciale. Procedere come si è fatto finora, limitandosi all’area urbana modenese con proclami che hanno portato a costruire tanto nuovo, in modo disordinato e a tutti i costi significa usare l’urbanistica al fine di portare soldi a chi fa affari e alle casse comunali. Alla faccia dei cittadini.
  3. Faccio io una domanda a voi. Ditemi cosa intendete per alta domanda. Datemi dei numeri perché se uno guarda al mercato edilizio lo vede molto, ma davvero molto, depresso. Ci sono appartamenti in (s)vendita a Modena dal costo di circa 1000 euro/mq, alle giudiziarie (spesso deserte) si arriva ancora più in basso, e il Comune costruisce case PEEP a oltre 1600 Euro/mq? C’è veramente necessità di costruire ancora? Se si guarda al numero degli appartamenti in vendita e/o sfitti la risposta è no. Se poi si passa getto uno sguardo a livello provinciale i numeri sono impressionanti. Il mercato è in crisi e si pensa di aggiungere nuovi appartamenti? Capisco che queste siano le regole del consumismo, che richiedono di aggiungere continuamente nuovi prodotti (alloggi in questo caso), ma anche un numero sempre crescente di acquirenti. E se questi ultimi non si trovano, il sistema implode, come è avvenuto a Modena. Da oltre 10 anni la popolazione modenese è stabile, la denatalità è compensata dall’arrivo di immigrati, che trovano a Modena un mercato della casa con prezzi troppo alti per le loro disponibilità.
  4. Prima di utilizzare le poche aree verdi interne alla Città bisognerebbe avere un piano complessivo delle reali esigenze. Non sono aprioristicamente contrario alla costruzione di alloggi sulle aree F, ma occorre distinguere. Sicuramente sono totalmente contrario a costruire sulle aree F di via Cannizzaro e via Galilei sopra l’acquifero modenese. Credo occorra rivedere in profondità il modello dei PEEP che non ha dato una casa a tutti quelli che ne avevano bisogno, non offre risposte ad una richiesta oggi modificata. È un modello che non sembra più intercettare le esigenze per cui va adeguato ai tempi nuovi. Oggi il problema del disagio abitativo non investe più solo le fasce di popolazione in condizioni di povertà, ma raggiunge, in modo sempre più massiccio, un’ampia parte della popolazione che, per ragioni diverse, può improvvisamente passare da una situazione di stabilità economica ad una condizione di fragilità e vulnerabilità sociale. Molteplici cause possono, nel corso del tempo, determinare la precarietà e la variazione del reddito, influenzando al contempo i nuovi stili di vita e mettendo sul mercato una nuova domanda originale rispetto al modello della famiglia tradizionale cui si è soliti pensare in fase di progettazione, proveniente da soggetti diversi quali i giovani, gli anziani, le giovani coppie, i single e i separati. Mi sembrerebbe cosa ovvia interrogarsi sui modelli abitativi ormai consolidati, che continuiamo a riprodurre e sulla loro reale capacità di rispondere ai bisogni contemporanei. Sono convinto che siano inadeguati perché a situazioni nuove bisogna rispondere con soluzioni nuove sia di carattere politico che nella tipologia del costruito. Mi impegnerò da Sindaco su due fronti: sul piano politico mi affiderò a nuovi progetti di edilizia sociale in cui il soggetto pubblico si assuma il ruolo di proposta e di regia. Intendo promuovere politiche integrate che realizzino un sistema di partenariato tra pubblico e privato mirato a esplorare nuove soluzioni; sul piano strutturale credo sia necessaria una nuova offerta edilizia più flessibile e diversificata da quella a cui siamo abituati (PEEP), penso al social housing, con articolazione in alloggi individuali, residenze collettive e alloggi per l’inclusione sociale (cohousing) e alloggi individuali destinati alla locazione permanente.
  5. Il rinnovamento non passa solo dalla costruzione di nuovi edifici ma anche (e oggi prima di tutto) dal recupero di quelli esistenti. Modena deva passare da un Piano Casa incentrato sulla soluzione del singolo edificio a un Piano Città fondato su una prospettiva progettuale di sistema: l’unica in grado di attivare concretamente un processo di riqualificazione urbana. L’urbanistico come strumento fondamentale per il rilancio del centro storico e non solo, perché anche se in ritardo rispetto ad altre realtà italiane questa è la strada per ridisegnare alcune aree della nostra Città e per riqualificare il tessuto urbano. Interventi di ristrutturazione abbisognano di incentivi e una leva possibile riguarda l’introduzione di misure fiscali locali mirate, che stimolino la realizzazione di programmi di riqualificazione. Ad esempio la diminuzione dei tributi di urbanizzazione. Una spinta alla riqualificazione delle città si potrebbe poi conseguire mediante il mantenimento delle attuali agevolazioni per le ristrutturazioni edilizie premiando gli acquisti di abitazioni in fabbricati completamente ristrutturati e gli interventi che producono un effettivo e complessivo risparmio energetico. Il sistema di agevolazioni francese: «Potrebbero essere introdotti incentivi per favorire l’accesso alla prima casa (mutui a tasso zero) e rilanciare l’affitto in aree oggetto d i riqualificazione».

QuerzeAdriana Querzè
lista collegata Per me Modena

  1. La proprietà divisa è la forma di proprietà immobiliare di gran lunga preferita dalle famiglie modenesi, perché si associa a libertà, indipendenza, difesa della propria privacy. Le cooperative a proprietà divisa con proposte a basso costo assecondano quindi questo tratto culturale della società modenese e colgono la dimensione solidaristica che rappresenta l’altro grande valore positivo dei modenesi. La capacità di offrire tipologie abitative innovative quindi pensate per famiglie sempre meno numerose, per anziani soli, per chi desidera condividere spazi con famiglie che vivono nello stesso edificio, determinerà quella differenza verso l’innovazione di cui oggi si sente il bisogno.
  2. Certamente. Il bisogno della casa è un bisogno primario che, soprattutto in una fase storica come quella che stiamo attraversando, segna la differenza. La proprietà della prima casa infatti segna spesso la differenza tra chi può ritenersi relativamente protetto dai rischi di povertà e chi, al contrario, corre maggiori rischi di entrare in questa condizione. Le istituzioni hanno il dovere di dare a tutti le medesime opportunità e pertanto di creare le condizioni perché questo diritto possa essere esercitato. In questo quadro si inserisce poi la vera emergenza casa, cioè quella degli sfratti che deve spingere le istituzioni ad avviare politiche per l’affitto efficaci e condizioni che consentano anche a chi si trova temporaneamente in situazione di gravissima difficoltà di poter ugualmente avere un luogo decoroso in cui vivere.
  3. La domanda è ancora elevata perché la famiglia si va frazionando sempre di più. Oggi i nuclei familiari non superano le 2,3 unità e a Modena circa un terzo delle famiglie è composto da single, separati, divorziati, anziani. Assistiamo quindi ad una domanda di case che non sempre si trovano sul mercato perché non dimensionate al bisogno da soddisfare o perché proposte a costi elevatissimi. Faccio solo un esempio: per un monolocale in affitto si chiedono somme quasi uguali ad un locale con due camere da letto. Occorre dunque cominciare a pensare a risposte maggiormente tarate sulla reale utenza.
  4. Bisogna essere capaci di andare otre la questione delle aree F. Alcune danno segni di fragilità? Accantoniamo l’idea di costruirvi sopra e si proceda con le altre. Poi c’è la questione del consumo “zero suolo” sulla quale concordo. Dobbiamo evitare di sottrarre altro suolo alla campagna per cementificare. A Modena ci sono molte aree ed edifici in disuso, abbandonati. Censiamoli e cominciamo a dire che per alcuni si può pensare all’abbattimento restituendoli ad uso residenzialità e per altri a ristrutturazioni funzionali alle nuove esigenze, compresa quella del risparmio energetico degli edifici pubblici e privati. Da queste operazioni potrebbero essere ricavati nuovi PEEP realizzati sulla base delle nuove esigenze abitative con un grande sforzo delle imprese nella formazione delle maestranze e nell’impegno a evitare speculazioni dannose per le comunità di riferimento.
  5. Il programma della Lista Per me Modena sostiene la necessità di una grande opera di manutenzione della città: strade, parchi, ciclabili, rete idrica di superficie, rete fognaria, ecc., ma è evidente che c’è un altro grande problema che riguarda il recupero di tanta parte del patrimonio immobiliare cittadino che deve essere risistemato e sottratto al degrado ed alla incuria. Sono convita che dobbiamo dotarci degli strumenti per intervenire con iniziative efficaci, financo l’esproprio se edifici dismessi diventano un pericolo per la collettività o un rifugio per sbandati e delinquenti. In questi casi le aree possono essere cedute come aree PEEP. Inoltre per contenere i costi ed incentivare il recupero si devono proporre strumenti di esenzione dalle tasse e agevolazioni tariffarie per i proprietari. Ripeto dobbiamo allineare l’offerta di case a quanto realmente possono sopportare le tasche delle famiglie, tenendo conto che oggi con la maggiore precarietà del lavoro sempre meno persone sono in grado di accollarsi mutui a lungo termine, ed eccessivamente pesanti. Occorre ripartire da qui per fare una politica della casa: da quanto possono spendere i modenesi che ancora non ce l’hanno.

Vittorio-BallestrazziVittorio Ballestrazzi
lista collegata Modena salute ambiente

  1. Sì, devono avere ancora un ruolo e per questo in famiglia ci sono due socie Abitcoop.
  2. L’emergenza casa per noi è sapere di avere in Comune di Modena molti appartamenti sfitti e non trovare il metodo per fare incontrare la domanda e l’offerta. Occorre investire molto di più e con convinzione nell’Agenzia Casa del Comune di Modena.
  3. Avere la casa di proprietà dove si risiede e lavora è collegato al modo di vivere degli italiani e alla concezione del posto fisso a vita. Un paradiso che non esiste più. Essere uno stato europeo, non solo a parole, dovrebbe servire anche a valutare con le giuste proporzioni questo “bisogno”. La soluzione per quel segmento si trova applicando nell’azione delle cooperative come l’Abitcoop quanto previsto dal suo statuto: “riqualificare e ristrutturare anche con soluzioni sperimentali ed innovative”.
  4. Tutto il settore edilizio deve essere impegnato nella riqualificazione e rigenerazione urbana. Le aree che devono essere soggette a politiche per la casa devono essere solo aree di quel tipo. Il consumo zero di territorio deve essere totale senza eccezioni. Applicando questi principi le soluzioni si trovano a partire dall’utilizzo dei fondi europei. L’ente Regione deve muoversi in quel senso. Non c’è alternativa. Per capirlo basta andare a fare un giro nella fascia ferroviaria di Modena e all’ex mercato bestiame.
  5. L’edilizia economica e popolare deve essere sempre considerata all’interno della riqualificazione e rigenerazione urbana. Pochi giorni fa c’è stato un convegno a Modena dove si è approfondito il problema e si è capito che le soluzioni ci sono e passano proprio per l’utilizzo dei fondi europei. Non perdiamo anche questo treno. L’epoca Sitta era già vecchia e sorpassata quando Sitta era assessore, cerchiamo di non rimanere fermi lì. I treni passano ma bisogna essere capaci di salirci su. La mia amministrazione li vuole prendere insieme a Voi.

 


CANDIDATI SINDACO A CARPI

Sara-RovattiSara Rovatti
lista collegata Carpi Bene Comune

  1. Noi pensiamo che le cooperative di costruzione abbiano un ruolo fondamentale nella sfida abitativa dei prossimi anni ma che quel ruolo sia diverso da quello che hanno avuto fino ad oggi. Da cooperative con proprietà divisa e proposte a basso costo dovranno diventare cooperative ad alto contenuto tecnologico/ambientale in grado di guidare le famiglie nella riqualificazione dell’esistente, in grado di progettare interventi coordinati che vadano oltre alla coibentazione del singolo appartamento o all’installazione di pannelli fotovoltaici sul tetto. Non è possibile infatti delegare al singolo il compito di analizzare l’edificio oggetto di riqualificazione in modo approfondito e non distruttivo e di intervenire quindi su di esso attraverso modalità appropriate, utilizzando anche tecniche esecutive di elevato carattere innovativo. Gli interventi di riqualificazione devono essere il frutto di sinergie e collaborazione di più attori, scienze e saperi: sociologia, economia, urbanistica, ingegneria, normativa devono essere gestite e fatte collaborare tra loro. Ecco allora che le cooperative dovranno giocare il ruolo chiave di coordinare le esigenze delle famiglie (e lo studio puntuale delle esigenze delle singole realtà spesso molto diverse da loro), l’accesso al credito e la programmazione urbanistica ed edilizia dei comuni.
  2. L’emergenza casa c’è, ma non è un’emergenza quantitativa quanto piuttosto qualitativa! Chiari esempi di questa realtà li abbiamo avuti recentemente in seguito al sisma del 2012, all’alluvione del 2013 e ai continui eventi atmosferici estremi. Molte famiglie sono alla ricerca di nuove abitazioni in quanto quelle esistenti non soddisfano i criteri necessari di sicurezza o di risparmio energetico. Molti quartieri residenziali realizzati con tecnologie industrializzate e prefabbricate si presentano, nonostante il breve arco di tempo intercorso, in uno stato di degrado avanzato e richiedono non solo una profonda riqualificazione a scala edilizia, ma anche il risanamento urbanistico delle aree, lo sviluppo delle infrastrutture e dei servizi connessi. Alle cooperative spetta anche una riflessione critica sulle modalità di costruire i quartieri e gli edifici in passato, e questa riflessione costituirà la base di partenza per l’inquadramento del problema della riqualificazione sostenibile.
  3. Le motivazioni sono diverse e complesse: senza dubbio anni (decenni) di mercato “drogato” hanno portato alla creazione di meccanismi difficili da smontare in tempi brevi. La contemporanea crescita degli affitti e l’illusoria riduzione dei mutui ha portato ovviamente molti ad affrontare in modo sconsiderato l’acquisto della prima casa, come ha fatto sembrare “normale” l’acquisto di grosse autovetture a rate e finanche il finanziamento a rate delle vacanze. Il problema non è “come soddisfare questo segmento di popolazione” ma come ridimensionare le aspettative di quel segmento di popolazione che non può sostenere l’indebitamento necessario. Esiste senza dubbio una domanda di alloggi, a canoni bassi, per le fasce a basso reddito, a cui non viene data risposta. Ma in un mercato “sano” l’opzione più economica dovrebbe essere quella dell’affitto, al secondo posto quella del recupero dell’esistente, al terzo posto quella della ricostruzione su suolo già edificato e la più cara di tutte quella della costruzione su suolo vergine, non il contrario! Se avviene il contrario vuol dire che qualcosa sta viziando il mercato. Ad esempio, perchè la regione Emilia Romagna concede fino a 35.000 € a fondo perduto per l’acquisto di alloggi in pronta consegna o in corso di costruzione e non per l’acquisto di alloggi usati o la riqualificazione del proprio alloggio? Nel nostro programma, a proposito di questo punto, abbiamo inserito la revisione dei canoni di affitto concordato perchè crediamo che la vera risposta sia puntare alla riduzione degli affitti.
  4. L’unica cosa che non può e non deve essere svenduta a basso costo in tutto questo meccanismo è il suolo pubblico. Poichè quella è una risorsa finita, non riproducibile e, in una certa misura, di proprietà collettiva. Nel nostro “piano casa comunale” proporremo un piano di investimenti pluriennali in immobili usati da destinare a ERP.
  5. Da tutto quello che abbiamo detto finora direi che per noi questo è tutt’altro che uno slogan. Ci sono incentivi statali (50% o 65%) per gli interventi singoli, più la possibilità da regolamento edilizio dell’aumento delle cubature al 30%. Poi si può pensare a snellire gli iter burocratici. In sede di revisione del PRG, si possono trasformare in abitativo le fabbriche dismesse inserite nel tessuto urbano e concedere una serie di agevolazioni ad IMU, TASI, TARES, ecc a tutti i progetti di ristrutturazione che non consumino nuovo suolo. Crediamo che spetti a chi vuole urbanizzare nuovo territorio, costruire nuovi insediamenti, magari di grandi dimensioni, fornire i calcoli di una maggiore economicità di queste operazioni rispetto a ristrutturare, riqualificare e migliorare l’esistente. I limiti di una espansione continua e illimitata sono sotto gli occhi di tutti: i costi sociali di una cementificazione non pienamente ponderata diventano economici e collettivi nel momento in cui si deve riparare i danni di fenomeni come inondazioni o terremoti.

Giorgio-VerriniGiorgio Verrini
lista collegata Carpi futura

  1. Le proposte abitative a basso costo sono ben accette per 2 motivi sostanziali. Il primo è che sono un antidoto al lievitare dei prezzi di case e appartamenti in mano ad immobiliaristi/proprietari specialmente se verrà finalmente attuata la politica “volumi zero”,cioè azzeramento del consumo di nuovo territorio per destinazione abitativa tradizionale. Il secondo motivo è che sono un forte aiuto alla integrazione tra “noi” ed in genere gli immigrati.
  2. Risposta complessa perchè deve tener conto di quanto è avvenuto prima della Legge Urbanistica Regionale 20/2000 e quanto è avvenuto immediatamente dopo con l’introduzione del PSC e del POC. Al netto di ulteriore lunga considerazione, si è registrato una esplosione di progetti, in quegli anni, senza relativa richiesta abitativa. Quindi la risposta alla domanda è NO in termini quantitativi invece è SI in termini qualitativi (infatti quelle case vennero costruite senza misure antisismiche, senza strutture a risparmio energetico,con materiali non idonei vedi amianto ecc).
  3. Il problema casa può essere declinato in vari modi tra cui l’Economico come bene rifugio e Psicologico come tranquillità interiore a fronte delle ridotte garanzie del “sociale” e come misura di realizzazione personale. Quindi credo che la risposta vada ricercata in un habitus mentale e comportamentale della famiglia italiana.
  4. Il PEEP era un metodo impositivo che portava a dolorosi “braccio di ferro” tra proprietari terrieri e Comune che, a tavolino, aveva individuato topograficamente certe zone da rendere edificabili. Ora abbiamo il POC (Piano Attuativo Comunale) che si presenta come un nuovo metodo imperniato sulla contrattazione tra le parti.
  5. Non c’è una soluzione convincente in assoluto. Il recupero puo essere conveniente per l Comune per evitare il degrado di certi quartieri, spesso situati nel centro storico. Gli immobili così recuperati possono avere “mercato” sia in base al prezzo sia in base alla tipologia abitativa. In ogni caso il “mercato” ha regole non codificabili (le variabili sono il momento storico, la moda abitativa, l’immigrazione ecc) Certo è che il Comune deve monitorare il territorio, valutare le occasioni di compra/vendita, contrastare la speculazione e intervenire con azioni anche strutturali come la creazione di parcheggi, aree verdi ecc.

Andrea-GaddiEros Andrea Gaddi
lista collegata Movimento 5 Stelle

  1. Nell’ottica a sfruttamento zero del territorio volta ad interrompere l’erosione di terreno vergine a favore della cementificazione (uno dei punti cardine del programma M5S), riteniamo che le realtà come Abitcoop possano svolgere un ruolo di primaria importanza, ma diverso da quello svolto fino ad ora, abbandonando l’attuale realizzazione di edifici, per entrare con forza nel mondo della riqualificazione edilizia, vero tallone d’Achille del settore edilizio italiano. Noi del M5S siamo convinti che sia giunta l’ora di invertire la tendenza che vede favorita l’economicità della nuova costruzione, rispetto al recupero dell’edificio preesistente. Una tendenza che porta i numerosi piccoli proprietari a vendere la propria abitazione in favore di nuovi alloggi, perché il costo di ristrutturazione, le problematiche tecniche da gestire in fase di ripristino e la burocrazia, non sono alla loro portata. Come futura amministrazione non vedremo un ostacolo della sostituzione edilizia, per permettere di intervenire a livello di edilizia popolare cercando di trovare una soluzione.
  2. Sebbene ci troviamo di fronte ad una realtà dove esistono tantissimi alloggi non collocati riteniamo che l’emergenza casa sia un argomento attuale per quanto riguarda la disponibilità di alloggi popolari. In questo noi vogliamo contribuire, mantenendo comunque un basso profilo da parte della pubblica amministrazione, tramite la concessione di incentivi con l’intento di ridistribuire questo patrimonio inutilizzato. Il nostro obbiettivo è quello di incentivare l’acquisto di immobili usati, e solo in secondo piano favorire l’espandersi di immobili in affitto a canone calmierato. Vediamo una figura come Abitcoop un vettore di esperienze dirette di cohousing in quanto si adatta come approccio a quello di associazione di utenti. Può essere facilitata nel proporre queste tipo di esperienza, perché più di emergenza casa esiste emergenza di comunità.
  3. Stiamo attraversando un periodo dove il lavoro precario non ha aiutato sicuramente le fasce più economicamente deboli nella concessione di crediti, resta quindi alta la domanda di abitazioni a basso costo chiavi in mano, a discapito di abitazioni usate dove al prezzo di acquisto , si deve aggiungere un costo seppur minimo di adeguamento , sia normativo che funzionale. La nostra proposta è rinsaldare il lavoro e l’economia con interventi che a vantaggio dei lavoratori e delle aziende riapriranno la possibilità di accesso al credito e quindi all’acquisto di case di proprietà. Bisognerà far diventare appetibile le restrutturazioni su edifici grandi.
  4. Per quanto riguarda questo argomento riteniamo che si debba trattare di situazioni transitorie per chi usufruisce di questo servizio. Non intendiamo proporre contratti che non si sa quando finiscono. Questo servizio deve servire come trampolino di lancio. Io e i miei candidati consiglieri e attivisti stiamo valutando seriamente questa situazione che attualmente si verifica anche sul territorio di Carpi dove si trovano realtà incancrenite e ripiegate su se stesse. Intendiamo lavorare perché queste situazioni siano gestite e superate.
  5. La maggior parte delle imprese di costruzione medio piccole, tendeva a preferire la costruzione di immobili ex novo, alla rivalutazione di immobili esistenti. Diversi fattori, quali l’attuale crisi del settore edile, il basso costo raggiunto dagli immobili non più nuovi e per certi versi la necessità di adeguare gli edifici esistenti al rischio sismico e classi di risparmio energetico più elevato, non può che favorire la conversione delle aziende e il nascere di nuove proposte d’impresa più economiche. È appunto da queste imprese che ci aspettiamo un passo avanti per coprire questo genere di offerta, ormai non più secondaria.

Alberto-BellelliAlberto Bellelli
lista collegata PD

  1. Il sistema cooperativo in queste terre è stato cardine di sviluppo ed equità, ha determinato una straordinaria occasione di emancipazione e di democrazia nei processi produttivi e lavorativi. Per le stesse ragioni sono convinto che le cooperative a proprietà divisa abbiano ancora una funzione indispensabile nel dare una risposta di qualità a basso costo al bisogno di case. Le nuove esigenze dell’abitare passano oggi attraverso la sfida della rigenerazione, che è fatta da risposte all’avanguardia sul versante ambientale, con un utilizzo migliore delle risorse energetiche, una migliore resistenza sismica ed una sostenibilità sociale. In questo quadro Individuo un nuovo ruolo che le cooperative possono interpretare: diventare le realtà attuative nella rigenerazione urbana, coinvolgendo in processi partecipativi i residenti e le attività economiche in rapporto stretto con gli enti locali
  2. Se, come immagino, per Modena si intende il territorio della provincia, posso rispondere su Carpi e l’area delle Terre d’Argine. Credo che a Carpi esista una domanda di abitazione che non trova risposta immediata nel mercato libero e neppure nell’offerta pubblica, perché molti non hanno caratteristiche per accedere al nostro ERP. Questa fascia che definisco “grigia” oggi ha difficoltà a trovare un istituto di credito che finanzi l’acquisto di una abitazione. Abbiamo provato come Unione Terre d’Argine a dare una soluzione, costruendo il contenitore “La casa nella rete”, un sistema per creare risposte mirate alle diverse tipologie di bisogno abitativo attraverso azioni come “Affitto case garantito”, “Accesso al bando giovani coppie”, fino a prevedere un supporto nell’autocostruzione.
  3. Credo che la scelta di acquistare un alloggio nasca dal desiderio di poter costruire un progetto di vita duraturo e di poter considerare la propria abitazione un bene rifugio. Per dare una casa a chi oggi non ha le possibilità di accedere al mercato serve un nuovo protagonismo pubblico, fatto di interventi diretti ed indiretti, occorre cioè ampliare l’offerta di abitazioni in regimi concordati o convenzionati, calmierando in questo modo il mercato.
  4. I PEEP sono stati una grande risposta alla domanda di abitazione a prezzi contenuti, ma credo che oggi sia impensabile riproporre tali politiche, per alcune ragioni: la prima è che gli enti locali non hanno più a disposizione risorse economiche da poter destinare a nuove aree PEEP, la seconda è che non è più pensabile un’espansione che vada a sottrarre ulteriore suolo agricolo.
  5. Per me investire sul recupero e sul riuso significa compiere una scelta per una Carpi del futuro più bella e vivibile. Chi sceglie di recuperare deve trovare al suo fianco un Comune amico. Per questo penso si debba ragionare su uno sgravio degli oneri di urbanizzazione. Faccio un esempio: se uno stabile che prima aveva tre appartamenti da 140mq viene recuperato e trasformato in 6 appartamenti di 70mq (aumentando il carico urbanistico complessivo), io intendo non prevedere alcun onere, perché questa operazione permette alla città esistente di essere abbellita e riqualificata senza consumo di suolo. Stiamo già sperimentando esperienze di questo tipo in centro storico con il Piano della Ricostruzione, credo che questo esempio possa essere esteso a tutta la città.

Roberto-BenattiRoberto Benatti
lista collegata Forza Italia

  1. Secondo me sì, anche perché, per quello che ho visto a Carpi, la qualità delle costruzioni che proponete è comunque molto elevata e non si percepisce la natura “a basso costo” delle costruzioni. In più perché facendo squadra e massa critica resta più facile spuntare condizioni migliori
  2. Sì, paradossalmente sì, nel senso che nella nostra città ci sono migliaia di alloggi vuoti, ma chi cerca casa fa fatica a trovarla, perché i proprietari non si fidano a concedere appartamenti in affitto e perché le banche non erogano  mutui. Per questo mercato è più che fermo.
  3. Il vecchio detto “pagare un mutuo è come pagare un affitto” oggi come oggi, con i tassi di interesse così bassi, non è così sbagliato. Però vedo lo stesso molti appartamenti, anche nella zona PEEP di via Roosevelt, ancora invenduti nonostante i prezzi abbordabili. Quello che manca sono i soldi, o il coraggio di spenderli per qualcuno. Nel mio programma propongo, assieme alla mia squadra, un “piano Marshall edilizio”, con il coinvolgimento della Fondazione, che secondo me attraverso società di scopo potrebbe dirottare 40/50 milioni di euro dagli investimenti monetari in investimenti immobiliari. Per esempio acquistando immobili da locare  a canone agevolato, o da rivendere ai giovani con formule a riscatto.
  4. A Carpi no, tanto ormai i prezzi sono crollati. Punterei al riuso e alla riqualificazione.
  5. Secondo me questa tipologia è rimasta uno slogan perché a Carpi, a seguito del “sovrabbondante”  PRG del 2000,  c’è un eccesso di aree fabbricabili disponibili. E perché, specie per certe imprese, è preferibile e più redditizio costruire a nuovo che ristrutturare. In più, non è stata fatta nessuna temporizzazione degli interventi. Questo ha consentito ai primi costruttori che hanno costruito di guadagnare di più, mentre ha penalizzato chi è venuto dopo, con tanti interventi al limite del fallimento – e oltre, in alcuni casi. Oggi come oggi occorre da un lato azzerare il piano regolatore, bloccando le nuove previsioni non ancora realizzate anche attraverso una loro “temporizzazione” e eventuali meccanismi compensativi. Si potrebbero anche studiare perequazioni del tipo: costruisci a nuovo in un’area, ma nel mentre demolisci e bonifichi un’altra area di pari metratura. In ogni caso occorre intervenire sulla riqualificazione e sul miglioramento, energetico e sismico. Per gli immobili civili, le ristrutturazioni con cappottaggi, nuovi infissi e coibentazione dei tetti, se ben realizzate e con materiali naturali, danno ottimi risultati in termini di risparmio energetico e isolamento acustico a costi tutto sommato abbordabili. È chiaro che il costo di riuso rispetto a quello che si ottiene a partire da aree PEEP è più alto. Però secondo me il futuro delle Coop di abitazione è comunque nell’acquistare palazzine da ristrutturare, iniziando dalle aree a rischio degrado come Corso Unione Sovietica, o edifici industriali dismessi, per trasformare strutture vetuste in edifici magari non belli e moderni come gli interventi previsti nell’area Canalvecchio, ma validi dal punto di vista energetico e abitativo. In certe zone il prezzo di acquisto degli immobili è ormai sceso a livelli tali che il costo complessivo degli interventi non dovrebbe discostarsi molto dai prezzi dell’edilizia economica. E il Comune potrebbe dare una mano, per esempio con un l’azzeramento degli oneri di ristrutturazione.

Cristian-RostoviCristian Rostovi candidato sindaco a Carpi
liste collegate Nuovo Centro Destra e Fratelli d’Italia/Alleanza Nazionale

  1. Si, Abitcoop è stata una delle prime “realtà” in provincia a realizzare in Classe energetica  A
  2. Più che  di emergenza casa intesa come “struttura” credo si possa e debba parlare di emergenza abitativa per fasce sempre più ampie di popolzazione
  3. La casa di proprietà è nel nostro Dna da sempre. E’ considerato un bene rifugio ed è sinonimo di sicurezza. Bisogna mettere in campo un azione congiunta Comune-Fondazione al fine di creare un fondo e perché no stimolare la regione ad erogare i famosi “prestiti a fondo perduto anche per l’acquisto di case già esistenti.
  4. No
  5. Il recupero ha sicuramente costi maggiori del Nuovo, la politica deve intervenire in diversi ambiti. Sul piano nazionale,con il mantenimento degli “sgravi per ristrutturazioni e risparmio energetico. Sul piano locale ci sono diversi aspetti  sui quali operare. Semplificazione delle normative per i cambi di destinazione,accordi con i grandi costruttori cooperativi e non che prevedano: “sgravi/azzeramento degli oneri ed eventuali aumenti di cubature in cambio della riqualificazione di stabili degradati. Inserimento nel psc della possibilità di abbattere e ricostruire con “sistemi leggeri” in materiali innovativi.

CANDIDATI SINDACO A VIGNOLA

Piergiovanni-MagnaniPiergiovanni Magnani
lista collegata Forza Italia

  1. Si, perché in un momento complesso come l’attuale crisi immobiliare dove le banche faticano a finanziare singole operazioni, avere a capo la cooperativa che si fa carico di tutti gli aspetti (finanziari, edili, burocratici e commerciali) è sicuramente a favore del mercato e del singolo associato.
  2. No, direi che a Vignola non si possa parlare di emergenza Casa.
  3. Posso provare a spiegarmelo col fatto che il “mattone” è da sempre ritenuto una forma di investimento redditizio e “sicuro”, ma abbiamo visto che il mercato non ha dato ragione a queste ideologie. Ritengo che la richiesta sia notevolmente calata e visto il tanto invenduto ed “incompiuto” una soluzione sarebbe riqualificare il già esistente e ricomercializzarlo in base alle nuove esigenze della clientela.
  4. No, in quanto la crisi ha notevolmente ridotto i prezzi che, visto il grandissimo invenduto, si sono quasi allineati ai prezzi delle costruzioni in zone a basso costo tipo PEEP.
  5. Bisogna riqualificare il territorio senza costruire ulteriormente. Per far ciò l’importante è che a livello statale vengano mantenuti gli sgravi per ristrutturazione e risparmio energetico e da parte dell’amministrazione comunale bisogna cercare di eliminare piu burocrazia possibile e cercare di incentivare tramite sconti sugli oneri correlati alla miglioria della classe di risparmio energetico. Ad esempio uno sconto del x% per una ristrutturazione che passa da classe energetica G a classe energetica B fino ad un eventuale azzeramento per le classi A.

Mauro-SmeraldiMauro Smeraldi
liste collegate Vignola cambia, Vignola per tutti, Città di Vignola

  1. Penso di sì, per ragioni storiche (ruolo delle cooperative che sono societa’ mutualistiche e senza fini di lucro) e sociali (accesso delle fascie più deboli al “bene” casa). Lo stesso peraltro penso anche delle cooperative a proprietà indivisa, dei quali esistono tutt’oggi alcuni esempi in teressanti (ad es. la Cooperativa Itaca a Modena). Anche le tipologie innovative sono importanti e il vostro ultimo intervento a Vignola (zona Bettolino) e’ molto interessante sotto questo profilo.
  2. Certo, non tutti hanno risolto il problema della “casa”, che è da considerarsi bene primario. L’accesso per tutti a una casa a un prezzo commisurato alla propria capacità di spesa è uno degli elementi che caratterizzano la visione della città come BENE COMUNE, alla quale noi crediamo molto.
  3. Innanzi tutto bisogna chiedersi come mai le amministrazioni (o almeno quella di Vignola) non hanno mai fatto un censimento serio degli alloggi sfitti e in generale di quelli invenduti. La domanda di case in proprietà è ancora relativamente alta perchè gli alloggi costano ancora molto e i finanziamenti per il loro acquisto sono difficili da ottenere. La soluzione del problema può essere senz’altro lo sviluppo dell’edilizia sociale
  4. Ovviamente sì, salvo quanto sotto riportato.
  5. Anche noi puntiamo sul recupero del patrimonio esistente, e crediamo che non debba essere uno slogan. Per questo non condividiamo le perplessità espresse dal Presidente Lugli nella relazione al bilancio consuntivo 2013. Servono più coraggio e fantasia da parte degli enti locali,dei costruttori e delle banche. Esistono già esempi in Italia di social housing che puntano sul riuso e sull’invenduto. Il tutto è sostenuto ad esempio dal Fondo Inveastimenti per l’Abitare di Cassa Depositi e Prestiti, che interviene per sostenere progetti di edilizia sociale sul territorio. Ci sono anche nel nostro territorio situazioni in cui si possono riutilizzare cubature senza consumare suolo. Ci sono le ipotesi di locazione con acquisto finale anche per utenti che non hanno possibilità di credito. Ci sono possibilità di fare buoni acquisti dalle banche creditrici di cantieri non ultimati. C’è l’esperienza del Comune di Foligno che ha presentato un grande progetto di recupero a fini abitativi di tre aree produttive e per servizi dismesse. C’è la possibilità da parte dell’amministrazione di concedere sconti su oneri e tasse. Certo occorre volerlo e osare. Senza contare che il risultato finale sarebbe anche la partecipazione della cooperazione a un’opera di risamento e di eliminazione del degrado di vaste aree ormai ineludibile

CANDIDATI SINDACO A SASSUOLO

Luca-CaselliLuca Caselli
lista collegata Lista Civica “Sassolesi”

  1. Sì, perchè favoriscono la proprietà degli alloggi da parte dei soci, che diventano, a pieno diritto, proprietari degli immobili. Un elemento di principio, legato alla proprietà, a mio parere fondamentale. Tutto ciò deve essere coniugato con la risposta alla necessaria qualità dell’abitare, ovvero alti standard di qualità, efficienza energetica ed impatto ambientale.
  2. Più che di emergenza casa parlerei di emergenza abitativa, anche se non paragonabile a quella raggiunta in altri grandi centri, partendo da Modena. Parlo di difficoltà riguardanti fasce sempre più ampie della popolazione composte da giovani o da lavoratori (soprattutto con contratti a termine) a basso reddito o colpiti dalla crisi, che non possono fornire garanzie sufficienti per accedere a mutui soprattutto per l’acquisto di immobili di nuova costruzione.
  3. La casa di proprietà è stata e rimane nella nostra cultura e nella nostra società un elemento basilare sul quale costruire il futuro proprio e della propria famiglia. Di fatto un obiettivo da raggiungere. Questo in parte spiega l’alta percentuale di case di proprietà esistente e la tendenza ad investire sull’acquisto, soprattutto in momento come questo dove il prezzo degli alloggi in vendita è calato in modo molto più sensibile rispetto al costo di un affitto. Se da un lato la crisi economica e la svalutazione immobiliare, oltre che la riduzione dei tassi di interesse, hanno creato condizioni favorevoli per chi vorrebbe ‘comprar casa’, dall’altro le incertezze, il clima di sfiducia, la mancanza di prospettiva la precarietà o l’assenza di lavoro e quindi di garanzie, unito ad una politica fiscale che penalizza la proprietà, frenano il mercato della compra-vendite. La politica nazionale sembra avere fatto di tutto per penalizzare la proprietà e, conseguentemente, per disincentivare l’acquisto. È questa politica fiscale opprimente, che penalizza anche l’acquisto ed il possesso della prima casa, che è necessario cambiare. Partendo, appunto, dal piano nazionale, arrivando al piano locale, puntando a meccanismo di sgravi ed incentivi modulati sulla base delle reali possibilità dei singoli e delle famiglie, sollecitando un cambio di passo da parte del mondo del credito.
  4. I PEEP hanno rappresentato in passato uno strumento importante in una fase di espansione urbanistica, ma oggi rappresentano un modello superato ed inadeguato alle esigenze di una società profondamente e velocemente cambiata sotto molteplici aspetti sia sociali che territoriali, che delle disponibilità economiche e della capacità di investimento diretto degli enti locali. Oggi abbiamo bisogno di investire sulla rigenerazione urbana, sulla qualità dell’abitare e sulla riqualificazione dell’esistente, senza ricorrere all’utilizzo di altro suolo.
  5. Parte della risposta, dopo 5 anni al governo di Sassuolo, credo che possa essere data non da slogan ma da fatti ed interventi concreti, legati principalmente al concetto di sburocratizzazione. Abbiamo rivisto e riscritto radicalmente i regolamenti per gli interventi di ristrutturazione e riqualificazione degli edifici in centro storico, favorendo la riqualificazione energetica degli edifici, gli ampliamenti, i cambi di destinazione d’uso, l’installazione di ascensori, la creazione di garage interrati, e di tutti gli elementi che possano favorire lo sviluppo sia delle funzioni commerciali sia residenziali. Questo, nonostante la crisi, ha portato all’apertura di tanti cantieri a nuovi investimenti sia a nuove opportunità a favore di chi già abita o chi intende stabilirsi in centro storico. Credo che la sburocratizzazione e la semplificazione siano parole chiave per favorire generare investimenti liberare risorse ed offrire nuove opportunità a costo zero per l’Amministrazione. È ovvio che tutti devono fare la propria parte. Il mondo è cambiato e tutti, anche nelle politiche della casa e dell’abitare, dobbiamo lavorare congiuntamente per ragionare su nuovi modelli di sviluppo e lavorare per realizzarli.

PistoniClaudio Pistoni
liste collegate PD, SEL, Pistoni Sindaco

  1. Hanno un ruolo importante oggi e continueranno ad averlo. Ho ad esempio seguito con interesse i risultati ottenuti dal bando regionale “Giovani coppie, single e altri nuclei familiari”, grazie anche al vostro impegno attraverso l’offerta “Abita oggi, compra domani”. Credo però che anche le cooperative a proprietà divisa dovranno indirizzare le loro politiche verso il recupero e la riqualificazione, piuttosto che su nuove costruzioni.
  2. A causa della crisi, l’eccesso di offerta ha contratto i prezzi, ma nel contempo la domanda è stata frenata dall’aumento di precarietà, di insicurezza, dalla riduzione dei redditi o del potere d’acquisto. L’emergenza casa è ancora una realtà.
  3. La proprietà di un alloggio significa sicurezza di un tetto ed è una esigenza ancora più sentita nei periodi di crisi, quando l’avvenire è incerto. La maggioranza degli Italiani riesce ad acquisire la proprietà di un alloggio soltanto attraverso un mutuo, ma il lavoro precario lo rende impossibile o molto rischioso per chi si sobbarca l’onere. È su questo fronte che occorre intervenire con forme di tutela e di garanzia, anche in caso di perdita del lavoro.
  4. Più che su nuove aree, l’impegno dovrebbe essere rivolto al recupero dell’esistente, riqualificando zone dismesse e l’edilizia residenziale incongrua. Anche il patrimonio pubblico e di edilizia residenziale pubblica dovrebbe essere gestito in modo nuovo, evitando di disperdere risorse in manutenzioni non risolutive su edifici ormai incongrui. Soluzioni di alienazione e di abbattimento creerebbero opportunità di realizzazioni anche con modalità diverse di gestione da quelle dirette del pubblico.
  5. Il recupero del patrimonio tradizionale anche attraverso la demolizione e la ricostruzione degli edifici deve essere sostenuta da incentivi economici ed urbanistici. I nuovi edifici dovranno essere realizzati con le moderne tecniche edilizie volte al totale risparmio energetico. Le forme di risparmio energetico che diventano anche risparmio economico, modulate con prestiti/mutui bancari possono sostenere in parte il recupero del patrimonio esistente.