Premi di studio Francesco Reggiani

OTTO I VINCITORI PER IL 2015

Con una decisione straordinaria del Consiglio di Amministrazione che ha elevato l’importo complessivo della somma a disposizione per l’iniziativa, portandola da 5.000 e 6.000 Euro, in considerazione dell’ottimo livello dei concorrenti, durante l’Assemblea per l’approvazione del Bilancio 2014, sono stati consegnati a 8 giovani neolaureati, soci o figli di soci di Abitcoop, i Premi di Studio “in ricordo di Francesco Reggiani”.

Se li sono aggiudicati: Gianni AlboniLaura BellentaniFrancesca Bertuzzi e Martina Girone per la classi di laurea triennali (500 Euro); Sara BianchiniGiulia BorelliFrancesca Carrieri e Stefano Lei per le classi di laurea magistrali (1.000 Euro).

«Anche quest’anno – afferma il Vice Presidente Abitcoop Simone Scagliarini – tutti coloro che hanno fatto domanda per partecipare all’assegnazione della borsa di studio avevano un eccellente curriculum di studi, tanto è vero che tutti i premi sono stati assegnati a laureati con 110/110 e lode. Anzi, per non escludere un altro candidato laureato con lode e una media altissima nei voti conseguiti nei singoli esami, la Commissione ha proposto al Consiglio di Amministrazione, che ha accolto all’unanimità, di mettere a disposizione, visto l’elevato numero di domande e i grandi meriti dimostrati dai candidati, anche un ulteriore premio da 1.000 Euro in aggiunta a quelli previsti dal bando. Infine è importante e ci fa piacere osservare che 4 dei laureati premiati sono loro stessi giovani soci della Cooperativa».

 

BANDO PREMI DI STUDIO 2016

Il Consiglio di Amministrazione di Abitcoop Soc. Coop. nella seduta del 30/11/2015 ha deliberato di assegnare un premio di studio per sostenere il merito di laureati, indicati nelle norme per la partecipazione,  che si sono particolarmente distinti.

L’ammontare complessivo è di € 5.000 ed è così ripartito:

  • 4 premi da 500 Euro ciascuno  per laureati di primo livello (triennale)
  • 3 premi da 1.000 Euro ciascuno per laureati di secondo livello (specialistica ex DM 509/99 o magistrale ex DM 270/2004)

La partecipazione è riservata a studenti che abbiano conseguito nel periodo dal 01/03/2015 al 29/02/2016  una laurea di primo livello (triennale) o secondo livello (specialistica ex DM 509/99 o magistrale ex DM 270/2004), con voto non inferiore a 99/110, presso Università statali o riconosciute dallo Stato.

 

NORME PER LA PARTECIPAZIONE

  1. La partecipazione al bando è riservata ai soci o figli di soci con iscrizione a libro soci entro il 30/11/2015.
  2. Possono partecipare al bando coloro che abbiano conseguito la laurea.
  3. A parità di profitto sarà considerata la media aritmetica dei voti conseguiti in sede dei singoli esami.
  4. Non potranno partecipare coloro che hanno già ricevuto da Abitcoop  precedenti premi di studio.
  5. L’assegnazione dei premi verrà effettuata, a giudizio inappellabile, da una Commissione nominata dal Consiglio di Amministrazione. La Commissione deciderà insindacabilmente sulla base della valutazione dei requisiti di profitto.
  6. Il premio potrà essere ritirato esclusivamente dal vincitore, salvo giustificati motivi debitamente documentati, durante un evento da individuare da parte della Cooperativa.
  7. La domanda di ammissione al concorso, redatta sul modulo predisposto dalla Abitcoop Soc. Coop. e sottoscritta dall’interessato, dovrà essere consegnata (negli orari di apertura degli uffici) o fatta pervenire a mezzo raccomandata con ricevuta di ritorno alla Abitcoop Soc. Coop. Via Nonantolana 520 – 41122 – Modena inderogabilmente entro il 31 marzo 2016. Ogni domanda deve essere corredata dai documenti, rilevabili dall’apposito modulo di domanda.
  8. L’elenco degli assegnatari dei premi di studio sarà pubblicato sul sito.


Parigi #COP21: gas serra e smog, facciamo chiarezza

Post di Luca Lombroso n.18 | 2 dicembre 2015

Si è aperta a Parigi, con la “sessione ad alto livello” in cui sono intervenuti oltre 100 Capi di Stato la 21° Conferenza delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici, ormai a tutti nota come “COP 21”. È dunque la 21° volta che i 195 paesi del mondo, più l’Unione europea presente come organizzazione di Stati, firmatari della Convenzione sul Clima (UNFCCC) stipulata a Rio de Janeiro nel 1991 tentano di trovare il famigerato accordo per la riduzione dei gas serra.

UN photo/Rick Bajornas

 

Obiettivo, lo ricordo, è contenere il riscaldamento globale entro i famigerati 2°C, stabilizzando i gas serra in modo che non superino le 450 ppm di CO2 (oggi siamo a 400 ppm). Quanto occorre ridurre i gas serra per centrare questo ambizioso e difficile obiettivo e su che strada siamo? Se ne parlerà, in dettaglio, il 7 dicembre nel side event sul “gap Report” dell’UNEP, l’agenzia dell’Ambiente delle Nazioni Unite, proprio il giorno in cui arriverò a Parigi, giornata ricca di appuntamenti e settimana cruciale in cui dopo i capi di Stato interverranno i ministri e i capi delegazione.

Sappiamo già però che, per restare entro i 2°C di massimo riscaldamento del pianeta, occorrerà, entro il 2070, “azzerare o più” le emissioni e che, al momento, gli “intenti di riduzione” presentati da oltre 150 paesi, pur evidenziando buone notizie come le promesse di impegni di USA, Cina, India e di tutti i maggiori “inquinatori”, sono insufficienti e senza ulteriori azioni il riscaldamento andrebbe verso i 2-7-3.5°C.

Dunque occorrerà assai di più, anche perché a fianco dei gas serra sprigionati dall’uso indiscriminato di combustibili fossili è quanto mai attuale il problema smog, le notizie ne parlano per Pechino, in questi giorni, ma il problema riguarda anche il nostro paese, la nostra regione e la nostra città.

È bene su questo fare chiarezza: la conferenza di Parigi ha in discussione la riduzione dei gas serra (CO2 appunto, ma anche metano, ossido di diazoto, ozono, HCFC, esafluoruro di zolfo ed altri, meno abbondanti ma molto più potenti della CO2 nell’accentuare l’effetto serra). Sono gas non inquinanti direttamente, ma dannosi sul lungo termine, e soprattutto i cui effetti e danni sono globali e indiretti, per così dire a scoppio ritardato.

Il problema dello smog invece è principalmente un problema, non meno grave, locale e urbano, con ripercussioni immediate sulla salute (anche se qualche effetto globale comunque c’è).

Dunque è improprio collegare il problema smog (da risolvere comunque!) di Pechino con le discussioni a Parigi.

E il problema dell’inquinamento urbano non è solo cinese, basta guardare alle immagini satellitari o degli astronauti per vedere tramite le webcam la cappa di smog che sovrasta, nelle giornate stabili, la pianura Padana e l’Emilia.

Il nord italia visto dallo spazio con la pianura Padana sotto una cappa di smog, foto astronauta ESA Alexander Gers.

La buona notizia però è che un’azione globale, efficace e urgente di riduzione dei gas serra avrebbe benefici anche sull’inquinamento urbano e sulla salute di chi vive nelle città, in Cina come negli Stati Uniti, in India come in Europa, in Italia e infine anche a Modena. Non vi è dubbio infine, per restare ai temi di questo blog, che il margine di intervento e miglioramento dei consumi energetici e dell’efficienza è veramente enorme per l’edilizia intera, residenziale ma non solo, tanto da, azzardo, ritenere non impossibile, con massicci interventi che servirebbero anche per il rilancio dell’economia, azzerare in futuro le emissioni degli edifici, ma per farlo oltre alla consapevolezza servono opportune politiche e scelte, globali e locali, da cui l’importanza che a Parigi esca un accordo chiaro, forte e vincolante.


Parigi pronta per la COP 21 «Assemblea di condominio del Pianeta Terra»

Post di Luca Lombroso n.17 | 25 novembre 2015

Nonostante i drammatici attentati del 13 novembre scorso, e la minaccia del terrorismo, la 21° Conferenza delle Parti delle Nazioni Unite, di cui ho parlato nel precedente post, si farà regolarmente. Come da programma la conferenza si aprirà lunedì 30 novembre per poi chiudersi, salvo prolungamenti sempre possibili nei “vertici sul clima” venerdì 11 dicembre.

Il Presidente della Francia Francois Holland ha detto che la conferenza sarà un momento di speranza e di solidarietà e il Primo Ministro Manuel Valls che «Parigi sarà la Capitale del Mondo durante la Cop 21». Del resto già sabato 14 dicembre il Ministro degli esteri Laurent Fabius, e presidente della COP stessa, ruolo molto importante diplomaticamente, aveva affermato che la COP 21 sarebbe proseguita come da programma, ma limitata al negoziato, senza le manifestazioni esterne.

Sicurezza rafforzata dunque, come ovvio, ma le iniziative all’interno del cosiddetto “recinto della COP” sono tutte mantenute, i negoziati, ma anche i “side event”, gli eventi e i seminari scientifici, nonché mantenuta anche l’area della climate generation, destinata alla società civile e dove chiunque, anche non accreditato alle Nazioni Unite, può entrare e partecipare. Cancellata invece la grande “marcia per il clima” per le strade di Parigi prevista per domenica 29 dicembre, mentre la marcia si svolgerà in molte città italiane, Modena compresa.

Dunque, si va verso Parigi, personalmente parteciperò nella delegazione della Fondazione Lombardia per L’Ambiente, nell’ambito di collaborazione col Dipartimento di ingegneria Enzo Ferrari dell’Università di Modena e Reggio Emilia e, nei pur frenetici tempi e ritmi della COP, vi terrò informati anche tramite il sito Abitcoop.

Perché tanta attesa per la Conferenza di Parigi? In parte ne avevo già parlato, ma vale la pena di approfondirlo, anche in base alla stessa iconografia messa a disposizione dalla Francia come stato organizzatore e ospitante.

  • LE COP sono conferenze IBRIDE: all’interno si svolgono i negoziati sul clima dell’ONU (UNFCCC), seminari scientifici, economici, policy (side events), mostre ed esposizioni
  • Partecipano, da 195 paesi del mondoDelegati (parties), Agenzie intergovernative (IPCC, UNEP, WMO, ecc.), osservatori (ONG ambientaliste, scientifiche, di categoria, indigeni, ecc.), giornalisti e media.

Perché la conferenza di Parigi è così importante? Come dice l’iconografia, “La prossima conferenza ONU, COP 21, sarà il più grande summit internazionale”, perché “la posta in gioco è alta: gestire la perturbazione climatica che minaccia la nostra società ed economia. La conferenza dovrebbe portare all’adozione di un accordo universale per la transizione verso una società low carbon e a un’economia resiliente ai cambiamenti climatici”.

In questo importante ruolo della Francia, organizzativo per accogliere e fornire logistica alle decine di migliaia di delegati e alla società civile, che ora ha il più alto rischio di attentati e quindi garantendone la sicurezza, e soprattutto diplomatico “Facilitare il dibattito tra le nazioni e assicurare un processo negoziale trasparente e inclusivo per favorire l’adozione di un accordo. Questo non è un compito facile, perché le decisioni possono essere prese solo unanimemente”.

Lo scopo della COP 21 è limitare il global warming entro i 2°C rispetto all’era pre industriale

Il futuro accordo interazione dovrà prima di tutto, in modo equilibrato, fare lo sforzo di ridurre le emissioni di gas a effetto serra e adattare le società alle perturbazioni climatiche esistenti, e come parlato nel precedente post, prima della COP 21, ogni nazione doveva comunicare i suoi “contributi nazionali” (INDC) presentando gli sforzi che intende attuare.

Il lavoro negoziale dunque è lungo, resta da chiarire che tipo di accordo uscirà dal punto di vista giuridico, se vincolante o meno, e comunque dopo ogni stato membro dovrà trasformare l’accordo in una legge nel proprio parlamento. Inoltre ci sarà un altro aspetto importante, “Altra parte essenziale degli obiettivi di Parigi è stanziare 100 miliardi di dollari all’anno (circa 78 milioni di Euro) di contributi statali, di organizzazioni internazionali e dal settore privato dal 2020 per aiutare i PVS”.

Infine, come si diceva sempre nel precedente articolo, si sa già che gli impegni attuali sono insufficienti per l’obiettivo “due gradi”, quindi occorrerà pensare al dopo Parigi, e ad altre soluzioni, fra queste, l’agenda delle soluzionimolte iniziative su larga scala sono correntemente sviluppate da vari enti subnazionali (città, Regioni, ecc), associazioni, businesses, ecc.

Dunque si va verso Parigi, dove io arriverò dal 6 dicembre. La conferenza si apre subito con la “sessione alto livello”, con l’intervento di circa 100 Capi di Stato e di Governo, fra cui Matteo Renzi, Barack Obama, Angela Merkel e i leader dei principali paesi Europei e del G20, ma anche Re e Presidenti di stati semi sconosciuti ai più, di cui molti non hanno mai sentito i nomi, ne cito alcuni: Mr. Robert Gabriel Mugabe, President of Zimbabwe, Mr. Baron D. Waqa, President of Nauru, Mr. Boni Yayi, President of Benin, Mr. Idriss Déby Itno, President of Chad, Mr. Ikililou Dhoinine, President of Comoros (the), Mr. Timothy S. Harris, Prime Minister of Saint Kitts and Nevis, poi tanto per citarne alcuni Isole Tonga, Tuvalu, Togo, Buthan, Kiribati, e tanti altri che, come dico alle scuole, fanno di una COP un vero “esame di geografia”, basti pensare alla grande sala con i cartelli dei nomi dei paesi e cercarli su una carta geografica per capire come è vasto, complesso ma anche bello il nostro Mondo.

Una sorta di “Assemblea di condominio del Pianeta Terra” che fra i primi scopi ha, naturalmente, quello di tenere in ordine la nostra casa comune, migliorarne l’efficienza energetica e farne calare la bolletta e i consumi.


Consegnati i primi alloggi del Residenziale Isola Verde

Sono iniziate oggi le operazioni di consegna delle chiavi, degli alloggi del Residenziale Isola Verde a ‪‎Modena‬.I lavori, iniziati a marzo 2014, sono stati ultimati nel mese di ottobre e nei prossimi giorni saranno consegnati tutti gli alloggi dell’iniziativa in oggetto.Questo intervento, come tutti quelli realizzati da Abitcoop, ha già la certificazione regionale. Inoltre, tutti gli alloggi sono in Classe A4 e dotati di certificazione ‪‎CasaClima® Classe A.

Per la costante ricerca nella riduzione dei costi energetici, questi fabbricati hanno in dotazione:
– impianto fotovoltaico
– impianto solare termico
– pompa calore
– caldaia a condensazione.


A proposito di innovazione: altri due esempi concreti da Abitcoop

Castelfranco, Corte del Sole: appartamenti a maisonette con impianti autonomi

Nel nuovo intervento di Castelfranco Emilia, che riguarda la costruzione di 16 maisonette, si è scelto di sfruttare al massimo l’energia proveniente dai raggi solari. Lo standard costruttivo seguirà le specifiche tecniche di CasaClima®attraverso un involucro esterno molto efficace per il massimo contenimento dei consumi. Ogni maisonette avrà una dotazione di circa 2,3 Kw di pannelli fotovoltaici e l’impiantistica per il riscaldamento e la produzione di acqua calda sanitaria verrà realizzata con pompe di calore a funzionamento elettrico.Quindi niente uso di gas metano, che, pur essendo meno inquinante di altri, è pur sempre un combustibile fossile e quindi una fonte di energia non rinnovabile che bruciando rilascia in atmosfera CO2. Le pompe di calore, per loro natura, sono macchine che tendono ad essere specializzate in funzione delle temperature che devono rendere all’utilizzatore e non amano troppo gli eccessi (per esempio non producono calore se sono posizionate in luoghi con temperature dell’aria superiori ai 35 °C, come per esempio sui tetti). Quindi si è previsto di usare una pompa di calore di bassa potenza (4 Kw) per il riscaldamento invernale e l’eventuale raffrescamento estivo. Questa pompa, posizionata all’esterno, è più che sufficiente per fornire l’acqua a bassa temperatura (30-35 °C) necessaria per il riscaldamento invernale. La pompa non soffrirà in maniera eccessiva delle eventuali basse temperature invernali come pure delle alte temperature estive (dove deve produrre freddo). Si è previsto inoltre di utilizzare una pompa di calore integrata in un boiler di 250-300 litri per la produzione di acqua calda sanitaria. Questa macchina dovendo produrre tutto l’anno acqua ad una temperatura di accumulo di 55 °C sarà posizionata all’interno degli edifici, nel ripostiglio o dove possibile nei garage in modo da non subire gli effetti della temperatura esterna. Con due pompe di calore di piccola potenza si ottiene perciò una maggior durata nel tempo dei compressori, una minore potenza elettrica necessaria allo spunto (e quindi un allacciamento più leggero) e un funzionamento in ogni stagione.

 

Modena, Residenziale Isola Verde in via Rostagno: doppia certificazione in Classe A e A4

Questo intervento, suddiviso in due palazzine speculari di 9 appartamenti ciascuno, è stato di fatto ultimato. Abitcoop, come fa ormai da quasi 10 anni, lo ha progettato e realizzato secondo lo standard CasaClima® Classe A e gli audit che l’Agenzia CasaClima® di Bolzano ha fatto in tre diverse visite in cantiere, hanno confermato che il rilascio di tale certificazione. Parallelamente, tutti gli alloggi sono stati certificati, come d’obbligo, con la legge regionale dell’Emilia Romagna. Tale legge, aggiornata recentemente ed entrata in vigore dal 1° ottobre di quest’anno, prevede non più una sola classe A ma bensì quattro classi A e precisamente dalla meno performante alla migliore classe A1, A2 A3 e A4. Gli alloggi realizzati sono tutti classificati alla migliore classe e cioè in A4. Per Abitcoop è un traguardo importante e per questo cogliamo l’occasione per ringraziare tutti gli operatori che hanno lavorato per ottenere questo risultato.


Il cammino verso #paris2015 e la #cop21

Post di Luca Lombroso n.16 | 27 ottobre 2015

Fervono le attese per la 21a Conferenza delle Parti (COP 21) che si svolgerà a Parigi dal 30 novembre all’undici dicembre 2015. L’attesa sul vertice di Parigi (per ripassare cosa sono le COP vedi nel post “Verso Lima”) è alta in quanto è a questo appuntamento che sono riposte le attese per cercare un accordo di forte riduzione dei gas serra, finora non raggiunto (salvo Kyoto, primo importante passo, ma ampiamente insufficiente) nei precedenti 20 appuntamenti.

Dopo la delusione e fallimento del vertice di Copenaghen 2009, l’approccio delle Nazioni Unite è cambiato: non più “top down”, cioè un accordo “imposto” dall’alto dove gli Stati membri negoziano e sottoscrivono impegni ben precisi indicati in una tabella, ma “bottom up”, dal basso. Vale a dire, le Nazioni del mondo si presentano a Parigi con le loro “promesse di riduzione” volontarie. Praticamente, questi sono chiamati INDC (Intended Nationally Determinate Contributions), che sono stati, finora, presentati secondo scadenze prefissate da 148 Nazioni che rappresentano l’85% delle emissioni globali. Per l’Unione Europea, ne avevamo parlato, l’impegno è di riduzioni del 40% entro il 2030 e rispetto al 1990. L’impegno USA è del 32% ma rispetto al 2005 fino al 2025 e quindi diventa solo del 4% rispetto al 1990. C’è anche la Cina, il suo impegno sembra notevole, ma non è in termini assoluti bensì di “intensità carbonica”. I paesi in via di sviluppo invece usano come riferimento lo scenario “BAU, business us usual”, cioè non alle emissioni totali (che sono quelle che contano per il clima) ma alla crescita che ci si aspetterebbe nel futuro.

Insomma, un approccio non chiaro, piuttosto contorto e burocratico, così alcuni siti e ONG come Climatetracker si sono presi la briga di valutare, e giudicare, gli impegni delle varie nazioni. Risulta così che l’unica nazione “adeguata” è il piccolo Stato tibetano del Bhutan; sufficienti, gli impegni di Costa Rica, Etiopia e Marocco, mediocri quelli di Europa, USA, Cina, India e altri e inadeguati quelli di alcune grandi nazioni come Canada, Australia e Russia. Ma quel che più conta, con questi impegni non si starà entro i famigerati “2°C di soglia di sicurezza”. Ricordo, infatti, che i 2°C (entro il 2100 e rispetto l’era preindustriale) sono indicati in vari documenti UE, ONU e raccomandati dalla Banca mondiale per il bene stesso dell’Economia.

A seconda del metodo di calcolo e dei modelli utilizzati, con gli impegni attuali il riscaldamento globale potrà essere fra 2.7 e 3.5°C, valore “incompatibile con la società globale interconnessa”. Occorre quindi lavorare ancora sia sul piano negoziale, perché serve un quadro normativo chiaro di scelta fra un mondo “BAU” basato sui combustibili fossili (dannosi per clima e ambiente e destinati ad esaurirsi) e un mondo “post carbon”, che oltre ad essere amico dell’ambiente rappresenta anche un’opportunità per economia e occupazione.

Serve anche, però, un cambiamento sociale e di comunità. Le Nazioni Unite contano molto sul livello subnazionale, ed è da qui, oltre che dalle comunità (come le città di transizione) che vengono le buone notizie e i segni di speranza.

Due, su quest’ultimo fronte, le ultime notizie che danno un segno di speranza. La prima, la Regione Emilia Romagna che ha deciso di sottoscrivere l’impegno volontario “Under 2 MOU” (Subnational global climate leadership memorandum of understanding), un accordo nato su proposta della California e della regione tedesca del Baden-Württemberg a cui hanno già aderito 46 istituzioni e che impegna, volontariamente e senza vincolo legale, i firmatari a ridurre le emissioni tra l´80 e il 95% rispetto al 1990 entro il 2050.

A fianco alle Istituzioni, è poi anche la società a doversi muovere e sensibilizzare, e soprattutto agire. Così, un gruppo di “pellegrini del clima” ha intrapreso un lungo cammino da Roma a Parigi, a piedi, perché solo così si può incontrare la gente e le persone, sensibilizzarla e raccogliere i loro messaggi da portare ai leader che si riuniranno alla COP 21. Non delegando però a loro l’azione, ma agendo nel contempo dal basso. Fra i pellegrini, che potete seguire nei social network con hashtag #peoplespilgrimage #unaterraunafamiglia #ognipassoconta, Yeb Sano, ex vice ministro e capo negoziatore delle Filippine alle conferenze sul clima, noto un suo commovente discorso alla conferenza Varsavia 2013 per la concomitanza di un devastante tifone che colpì proprio le Filippine.

I pellegrini, partiti da Roma dove hanno incontrato Papa Francesco, e ispirati anche dall’enciclica Laudato Si sono passati anche da Modena, dove li ho accompagnati in un tratto di cammino verso Reggio Emilia. Ora proseguono verso Milano, Torino, Aosta e quindi Parigi, dal sito FOCSIV potete seguire il pellegrinaggio e se volete e potete unirvi o supportarlo.

Confesso che ero invogliato di proseguire con loro fino a Parigi, perché camminando si parla e si incontra gente. Mio malgrado, per i troppi impegni di vita e di lavoro, a Parigi ci andrò ma in aereo (ci sarebbe di che parlare delle emissioni del settore aereonavale, 5% del totale e fuori dai negoziati), parteciperò in particolare alla seconda settimana di negoziato, ma anche ai vari side events, così da vedere e poi raccontarvi cosa viene fatto in giro per il mondo di concreto nella mobilità sostenibile, nella produzione di energia, nella tutela foreste, riduzione dei rifiuti e naturalmente nell’efficienza energetica nel settore residenziale e negli edifici.


4 nuovi interventi in cantiere

Sprint di fine 2015 con la partenza di diversi nuovi interventi, tutti con la targa CasaClima®.

Modena in via Mar Caspio, laterale di via Nonantolana, ai confini con il parco di villa Stuffler e il parco della scuola materna Don Minzoni, è partito il terzo e ultimo lotto del Residenziale Baroni composto di 16 appartamenti di tipologia media con due camere da letto e due bagni; non mancano gli attici con belle terrazze panoramiche; grande qualità del costruito con prestazioni d’eccellenza sul versante del risparmio energetico.

Castelfranco Emilia, con ingresso da via De Nicola e da via Solimei, è in cantiere un nuovo intervento residenziale per complessive 16 unità con caratteristiche abitative innovative tese a valorizzare il più possibile l’autonomia, l’indipendenza e l’utilizzo della fonte solare per i consumi energetici: si tratta di maisonettes con giardino privato o appartamenti al primo piano con ingresso indipendente; anche gli impianti tecnologici sono autonomi con pompe di calore collegate ai pannelli fotovoltaici.

Cibeno di Carpi, in via Rossellini/Pasolini zona Canalvecchio, è appena partita una palazzina di 9 unità di “edilizia convenzionata” analoga alle altre già realizzate e consegnate, con appartamenti da due o tre camere da letto, uno o due bagni, ampi terrazzi, autorimesse singole e doppie e posto auto interno al lotto, con impianto di riscaldamento centralizzato a pompa di calore collegata ai pannelli fotovoltaici e distribuzione con pannelli a pavimento.

San Vito, via Majorana, in una zona residenziale di ville e case a bassa densità, fronteggiante i vigneti e la campagna, è da poco partito il 2° lotto di 4 villette con autorimessa al piano terra e piano interrato destinato a zona di servizio con centrale termica. Tutte le case hanno una vasta area verde privata. L’impianto di riscaldamento è autonomo, costituito da gruppo termico ibrido compatto con caldaia a condensazione funzionante a gas metano e pompa di calore per riscaldamento e produzione di acqua calda sanitaria collegata ai pannelli fotovoltaici da 1,7 KW

Tutti questi nuovi interventi, avranno impianti di ventilazione meccanizzata indipendente a recupero di calore per garantire un benessere indoor di alto livello; vengono realizzati seguendo lo standard CasaClima® per ottenere a fine lavori, dall’Agenzia di Bolzano, l’ambita certificazione volontaria; avranno inoltre certificazione regionale Classe A. Le consegne sono previste ai primi mesi del 2017. Altri due interventi avranno inizio entro fine anno e riguardano il terzo lotto del Residenziale Sagittario al villaggio Zeta il cui bando sta per essere emanato e, sempre a Modena, due piccole palazzine nel comparto ex Mercato Bestiame per complessive 10 unità di cui 5 con giardino di pertinenza esclusiva.


Chi pensa alla manutenzione della centrale termica?

Chi pensa alla manutenzione della centrale termica? La manutenzione ordinaria della centrale termica condominiale, specie nelle prime fasi di avvio della centrale, può diventare fonte di dispiaceri, per disservizi di funzionamento e aggravi economici, a causa della complessità tecnologica che hanno raggiunto gli apparati di produzione termica di un condominio.

Di solito è l’amministratore condominiale che propone una ditta specializzata per l’avvio e la futura manutenzione e gestione, ma molto spesso la scelta è guidata dal criterio della miglior offerta sul piano economico, cui non sempre corrispondono prestazioni di qualità e preparazione tecnica. E questo può dare origine a situazioni che creano interruzioni nel servizio e difficoltà nell’ottenere rapidamente gli interventi in garanzia sugli impianti.

La fase più delicata è quella dei primi anni di funzionamento poiché una centrale termica è in dialogo anche con altre apparecchiature esterne, quali pannelli solari termici e fotovoltaici, pompe di calore, sistemi di contabilizzazione ecc.

Abitcoop, sempre nell’intento di dare un prodotto all’avanguardia tecnologica e di alta qualità, ha pensato a come alleviare le problematiche che si instaurano nelle fasi di partenza della gestione degli impianti termici affidando, per i primi due anni, la sua gestione e manutenzione direttamente alla ditta che realizza gli impianti.

Il compenso relativo a tale manutenzione, è gratuito per il primo anno, mentre rimane a carico degli assegnatari a partire dal secondo anno, anche se ai migliori prezzi di mercato.

In particolare, per il primo anno sono comprese le operazioni di manutenzione ordinaria della centrale con servizio di Terzo Responsabile, dell’impianto distribuzione Gas, della distribuzione principale riscaldamento fino al conta calorie e idrico-sanitario fino al contatore individuale, dell’impianto di addolcimento (escluso fornitura del sale), dell’impianto di pressurizzazione e dell’impianto contabilizzazione calore. A carico del condominio solo la fornitura dei materiali di consumo.

Claudio Colombini
responsabile promozione iniziative Abitcoop


Una ricerca sulle evoluzioni sociali

Spazi abitativi e configurazioni comunitarie. Analisi sociologica delle cooperative di abitanti è il titolo del progetto di ricerca che il Dipartimento di Sociologia e Diritto dell’Economia dell’Università di Bologna sta conducendo presso i quartieri realizzati dalle cooperative Abitcoop di Modena, Andria di Correggio e Ferruccio DeGradi di Milano.

La ricerca, condotta dal Dott. Vincenzo Marrone, è partita il 15 ottobre 2015 ed avrà una durata annuale. L’obiettivo è quello di raccontare le trasformazioni e le evoluzioni sociali dell’abitare partendo dalle pratiche e dai contesti abitativi, veri e propri laboratori sociali in cui si sperimentano forme di solidarietà quotidiane.

In particolare la ricerca si interroga sugli esiti e sulle modalità attraverso cui le imprese cooperative esternalizzano e generalizzano quel principio mutualistico fondamentale, producendo il sociale. La domanda è: attraverso il loro operare, le imprese cooperative riescono a produrre benefici, non solo per i propri soci, ma anche per la comunità nel suo complesso?

Questo è il filo rosso che lega l’osservazione dei tre differenti contesti di ricerca individuati, ognuno con una propria specificità. L’inclusione sociale e il social mix; la valorizzazione dei quartieri e la socialità favorita dalla presenza di incubatori di imprese culturali; la sussidiarietà orizzontale sviluppata nella collaborazione fra imprese cooperative, gruppi di cittadini, amministrazioni locali e cooperative sociali; l’integrazione di spazi abitati e servizi sociali ed educativi; la riflessione sulla possibile relazione fra l’impiego di tecnologie per il risparmio energetico e la produzione di una cultura del risparmio energetico di più ampio raggio e di carattere universalista.

Questi i temi specifici su cui sarà condotta la ricerca e su cui auspichiamo il pieno sostegno degli abitanti.


Cosa posso fare io?

Post di Luca Lombroso n.15 | 6 ottobre 2015

Il titolo di questo articolo è la domanda classica che molti mi fanno, al termine delle mie conferenze in cui illustro i cambiamenti climatici e i negoziati del clima in vista della Conferenza di Parigi (COP 21) del prossimo dicembre.

I potenti del pianeta discutono da anni e si riuniranno per la 21° volta consecutiva, quest’anno appunto a Parigi, per cercare un accordo per contenere le emissioni dei gas serra, ma si sa già che non possiamo aspettarci che siano altri a “salvare la Terra”.

Così, molti appunto si chiedono “e io, nel mio piccolo, cosa posso fare?”.

Devo dire subito, per chiarezza e correttezza, che il comportamento individuale è importante, va praticato, ma da solo non basta, con 4 parole chiave “Abbassa – Spegni – Ricicla – Cammina” e un po’ di impegno si può arrivare anche al 10-15% di contributo, ma una parte importante delle emissioni riguardano tematiche che devono necessariamente essere oggetto di accordi internazionali, pensiamo alla tutela delle foreste e alla produzione di energia da carbone.

Possiamo tuttavia incidere maggiormente agendo, oltre con in piccoli gesti, in 4-5 aree di intervento “casa-famiglia-stilevita” che ho così individuato:

  • Come e quanto scaldo casa
  • Come e quanto “illumino” casa
  • Come e quanto mi muovo
  • Cosa mangio
  • Quanto consumo e quanto butto

Di alcune di queste tematiche abbiamo già parlato in altri post, provo dunque a riassumere di cosa si tratta e cosa intendo:

Come e quanto scaldo casa: il riscaldamento domestico non solo è, nei mesi invernali, una delle maggiori fonti di inquinamento (oltre che di gas serra) ma è anche una delle maggiori spese della famiglia. È dunque nel nostro interesse non abusarne (c’è chi sta in casa in maniche corte d’inverno!) avere caldaie efficienti e regolarmente controllate, usare un cronotermostato, e altre accortezze varie, ma soprattutto, quando si può o si deve intervenire, migliorare l’isolamento di infissi, pareti, involucro e copertura. Ci sarebbe molto da parlarne, ma per ora mi limito a ricordare che oggi si costruiscono case a consumo pressoché nullo.

Come e quanto “illumino” casa: con questo non intendo solo l’illuminazione, ma in genere i consumi elettrici. A proposito di luce comunque ormai sono affidabili e convenienti le lampadine a Led. Man mano che dovete sostituire una lampadina, prendete appunto queste, e in poco tempo vedrete crollare i consumi! Poi, attenzione ai “vampiri energetici”, come stand by e apparecchiature Hi Tech sempre alimentate (le moderne TV, a mio avviso per vizio progettuale, non hanno nemmeno l’interruttore!). Aiutatevi con un analizzatore di consumi o meglio installate un sistema di monitoraggio, e vi accorgerete che mentre dormite, tutto spento, continuano consumi “inspiegabili”. Ovvio che lavatrice e lavastoviglie devono andare a pieno carico, ma meno noto che, oltre al preferire i modelli in classe A o A+, ci sono modelli con doppia presa d’acqua, fredda e calda, ottimali specie in caso abbiate i pannelli solari termici ma convenienti anche se scaldate l’acqua a gas. Infine, o meglio ancor prima, se potete installate i pannelli fotovoltaici, ora si può anche sul condominio! Del condizionamento, ne riparleremo la prossima estate.

Come e quanto mi muovo: i trasporti rappresentano il 13% delle emissioni globali e il 24% di quelle italiane, e dipendono al 98% dal petrolio e derivati. Dunque il futuro è necessariamente della mobilità sostenibile, da quella “dolce”, a piedi (fino a 1-2 km) in bici (fino a 5-8 km io ne faccio anche 13 casa-lavoro e altrettanti al ritorno!) quindi preferire i mezzi pubblici, la condivisione dell’auto sia come proprietà (car sharing) che come uso (car pooling) ma pensare anche, al cambio del proprio veicolo, alle moderne ibride o alle auto elettriche, che ritengo avranno anche un ruolo energetico come “accumulo” di elettricità per chi possiede il fotovoltaico. Se ne potrebbe approfondire molto, ma mi fermo qua.

Cosa mangio: e vi aggiungerei “come cucino”, dato che l’uso cucina rappresenta il 5-6% dei consumi energetici di casa. Comunque, anche se non è una fonte di emissione diretta, voglio ricordare che la filiera agroalimentare rappresenta nel suo complesso il 25% delle emissioni, quindi da dove proviene (come produzione) il cibo che mangiamo, come è coltivato, se mangio molta carne o ho una dieta squilibrata sui grassi, incide notevolmente sia sulla salute sia sull’effetto serra. Esula un po’ da quanto tratto solitamente in questo blog, invito quindi a dare uno sguardo a questo decalogo.

Cosa consumo e quanto butto: anche questo va un po’ fuori dai temi del blog, e sono anche andato un po’ in lungo. Ricordo solo che ogni oggetto richiede energia (detta “energia grigia”) per la sua fabbricazione e nella filiera di vendita, e genera rifiuti alla fine del suo ciclo di vita. È dunque importante limitare i consumi superflui, ridurre i rifiuti e per quelli che si producono comunque fare la raccolta differenziata.

Con queste “macro buone pratiche individuali”, se praticate in modo corretto, si possono ridurre notevolmente gli impatti dei consumi energetici di casa e di altre nostre azioni quotidiane (muoverci e mangiare), certo per arrivare all’azzeramento delle emissioni entro il 2070, come sarebbe necessario per stare entro la “soglia di sicurezza” di 2°C di globalwarming, occorre molto altro, ma intanto queste cose ci possono dare benefici nelle bollette e nella salute. Provare per credere!