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Verso Lima, virtualmente

Pubblicata il 1 dicembre 2014

Post di Luca Lombroso n.4 | 1 dicembre 2014 Si apre oggi (lunedì 1 dicembre 2014) a Lima, in Perù, la 20° conferenza delle Parti sui cambiamenti climatici. Nel post precedente, Clima e Lima: la Cina è più vicina,  ho parlato di come ci sono segnali positivi nel processo negoziale, con gli impegni, per ora solo a parole, di Stati Uniti e Cina per ridurre le loro mastodontiche emissioni di gas serra.

 

Purtroppo Lima non è così vicina da raggiungere e così non ho potuto, stavolta, recarmi alla Conferenza delle Parti dove avrei partecipato come “osservatore”. Le conferenze delle parti infatti, meglio note come “conferenza sul clima” o “vertice sul clima”, non sono conferenze scientifiche ma sedute negoziali delle Nazioni Unite. La COP è l’organo di governo della Convenzione Quadro sui Cambiamenti climatici (www.UNFCCC.int) , stipulata a Rio de Janeiro nel 1992 dai 152 paesi allora aderenti all’ONU (inclusa, sottolineo, la Cina e l’India, oggi i paesi sono oltre 190) oltre all’Unione Europea, come organizzazione sovranazionale. Scopo della Convenzione sul Clima  è “stabilizzare le concentrazioni dei gas serra in atmosfera a un livello abbastanza basso per prevenire interferenze antropogeniche dannose per il sistema climatico”.

 

immagine-02 immagine-03Quella di Rio de Janeiro, in cui resta storico il discorso della bambina che zittì il mondo, fu in qualche modo la “COP 0”, ma il percorso che portò, oggi, alla 20° Conferenza iniziò nel 1995 con la Conferenza di Berlino mentre fu alla terza edizione, in Giappone, che fu stipolato il ben noto “protocollo di Kyoto”. Allora, le emissioni erano di circa di 25 GTCO2 (miliardi di tonnellate), oggi nonostante gli impegni di allora sono salite a  34 GTCO2. Parallelamente, si sono svolte appunto una ventina di conferenze e la concentrazione di CO2 è salita da 360 ppm circa a 400 ppm e gli eventi estremi aumentano più in fretta delle più pessimistiche aspettative.
Il processo negoziale, dunque, è a un punto cruciale, perché alcune “interferenze antropogeniche dannose” sono già presenti, e infatti oltre alla riduzione delle emissioni serra si parla sempre più di adattamento ai cambiamenti climatici.

 

A Lima in particolare, si lavorerà per preparare il terreno per la successiva a cruciale COP 21 di Parigini del 2015 e, riprendo da un comunicato del WWF, si auspica che i governi si impegnino a :

  • Aumentare l’uso di energie rinnovabili al 25 per cento (globale) e raddoppiare l’efficienza energetica entro il 2020;
  • Garantire che i paesi sviluppati aumentino gli  impegni di riduzione delle emissioni già assunti;
  • Assicurare che i paesi in via di sviluppo rafforzino le azioni già intraprese, con il supporto di paesi sviluppati.
  • Impegnarsi a dare supporto immediato per le azioni mirate sulle foreste e l’agricoltura nelle regioni chiave, dal momento che questi settori possono offrire riduzioni immediate delle emissioni per il periodo pre-2020 impegnandosi ad arrivare alla “deforestazione zero”.

 

Comunque sia, anche in assenza di un accordo globale forte e politicamente vincolante, la “decarbonizzazione” della società è portata avanti da molti paesi non solo come strategia di lotta ai cambiamenti climatici, ma anche per ridurre i costi della bolletta energetica e ridurre la dipendenza dall’estero. Sempre di più infatti la politica ONU chiede ai paesi di “scoprire le carte”, cioè indicare cosa sono disposti a fare.
Elenco alcune strategie a lungo termine di nazioni Europee, col sito internet linkato per chi vuole approfondire:

  • Danimarca: dal carbone e petrolio alle energie pulite e zero emissioni entro il 2050
  • Germania: crescita economica con calo emissioni, uscita da nucleare e carbone
  • Svezia: strategia per emissioni zero entro il 2050
  • Regno Unito (Gran Bretagna): riduzione dell’80% emissioni al 2050
  • Svizzera: piano energetico al 2050 con uscita dal nucleare e puntando a rinnovabili

 

immagine-01E l’Italia? La Strategia Energetica Nazionale che, sorprendentemente, punta poco sulle rinnovabili e molto sull’aumento della produzione di gas e petrolio nazionale, si ferma al 2020. Personalmente, credo che la strada inevitabile sia un’altra, puntare su efficienza energetica e fonti rinnovabili. Guardando i paesi di cui sopra si capisce che al 2050 ci sarà una sorta di “resa dei conti”, hanno sbagliato loro, o sbagliamo noi?

 

Mi auguro e credo che si cambierà strada non solo nel pianeta ma anche nel nostro paese perché questa è un’opportunità, hanno più volte ribadito le organizzazioni imprenditoriali e sindacali della Germania a “side event”, i seminari collaterali ai negoziati a cui ho partecipato negli ultimi anni. Un settore cruciale di intervento, è stato detto a Durban dal ministro dell’ambiente della Germania, è quello degli edifici che già nel 2020 dovranno, per quelli nuovi, essere “carbon neutral”, mentre tutti quelli esistenti dovranno diventarlo andare al 2050, tagliando di oltre 80% il fabbisogno totale di energia.

 

Infatti, uno dei settori in cui è più facile e importante ridurre, per non dire azzerare, le emissioni dei gas serra è quello delle case, delle abitazioni e degli edifici residenziali e commerciali in genere.   Un domani, ma anche già oggi, forse, nella compravendita immobiliare si guarderà o chiederà “ma c’è il fotovoltaico?”, “qual è la classe energetica?” “di che materiale è fatto l’isolamento delle pareti e soffitto?” un po’ come oggi riteniamo di valore un immobile se c’è la vasca idromassaggio, il condizionatore o il cancello elettrico.
Non vado, dicevo, a Lima ma grazie ad amici che saranno là e seguendo dai social network vi terrò informati, qui su Abitcoop, di quel che succede nella “assemblea di condominio del Pianeta Terra.

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