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Neve, black out e fotovoltaico

Pubblicata il 12 febbraio 2015

02mPost di Luca Lombroso n.8 | 12 febbraio 2015 I miei ultimi due post sul fotovoltaico sul condominio e sui primi risultati di produzione de #ilmiofotovoltaico hanno suscitato molto interesse, dunque continuo ad approfondire il tema alla luce degli ultimi avvenimenti meteoclimatici per gli interrogativi che sorgono su come si comporta il fotovoltaico sotto la neve e coi black out.

 

Andiamo dunque con ordine e cominciamo dalla neve, quella del 5-6 febbraio è stata senz’altro una nevicata bizzarra e particolare, con neve molto bagnata e pesante. Neve che non deve stupire, e non contraddice il global warming, perché d’inverno può pur sempre far freddo, e perché tempo e clima sono due aspetti diversi.

 

Dire che una nevicata smentisce il global warming
è come dire che gli uccelli smentiscono la forza di gravità

 

Nonostante siano in calo le estensioni dei ghiacci marini artici e la copertura nevosa sulle terre emerse, ci sono sintomi di “estremizzazione” delle nevicate paradossalmente proprio dovute a questi fattori. In poche parole, cala il ghiaccio al polo nord, e così il mare anziché essere ghiacciato e riflettere i raggi del sole li assorbe, accumulando calore e alterando lo scorrere delle correnti a getto che guidano le perturbazioni. Tema complesso, non mi addentro oltre e per chi vuole approfondire lo rimando a questo video sottotitolato in italiano.

 

Passiamo ora ai black out. Senz’altro non è piacevole stare ore o peggio giorni al buio, ed è giusto che eventuali responsabilità o disservizi siano individuate e i danni risarciti, ma, dura accettarlo, non sono eventi impossibili anche se siamo nel XXI secolo. Riflettiamo un attimo sulle disuguaglianze del nostro mondo, dove 1,2 miliardi di persone non ha accesso all’energia, come si vede dalla splendida immagine dell’inquinamento luminoso dallo spazio. Poi, succedono anche in altri paesi, negli stessi Stati Uniti per esempio ci sono appositi consigli per affrontarli preparati, in quanto frequenti in occasione di tormente di neve, uragani ed altri fenomeni estremi.

 

Quello dei black out e dei problemi di approvvigionamento di energia è un tema importante per il futuro, in quanto fra gli scenari del “picco del petrolio”, di cui in un prossimo post parlerò. Le nostre case attuali sono estremamente dipendenti dall’energia, ecco perché è importante da un lato ridurne drasticamente il consumo dall’altro aumentarne la resilienza per sopportare meglio le problematiche legate a clima ed energia.

 

01m 03m 05mE qui veniamo a un tasto diciamo così dolente, per ragioni non tecniche ma legislative gli impianti fotovoltaici “on grid”, come quelli in conto energia o scambio sul posto, vengono disattivati automaticamente e non funzionano in caso di black out. Il motivo è comprensibile, evitare che si immetta corrente in rete creando pericolo per chi vi lavora. Per garantire dunque la vera indipendenza energetica occorrerebbe un altro tipo di impianto, cosiddetto off grid o ad isola (ma non godrebbe degli incentivi o scambio sul posto), oppure appositi accorgimenti e dispositivi, con sistemi di accumulo e di generazione quando manca la tensione di rete, evitando però di immetterne. Qui c’è molto da lavorare per il miglioramento delle tecnologie e l’innovazione.

 

Nell’attesa, per superare un black out occorre essere preparati e consapevoli che può succedere. Personalmente tengo sempre in casa un “kit di sopravvivenza”, e naturalmente fra le altre cose contiene scorte di torce e batterie, candele, coperte, ecc. Inoltre ho in casa un paio di lampade di emergenza automatiche così da non trovarmi improvvisamente la buio. C’è però da riflettere sulla dipendenza delle nostre case dall’elettricità, a partire dagli stessi impianti di riscaldamento, e anche qui può essere occasione di miglioramenti tecnologici e innovazione con effetti positivi sull’economia.

 

Infine, la domanda ovvia: con tutta la neve che ancora giace al suolo, il fotovoltaico per giorni sarà fuori servizio, penseranno molti. Invece no, sorpresa, sto producendo ancor più dei giorni scorsi! Anche durante la nevicata infatti, pur coperti di neve, la scarsa luce che filtrava faceva uscire poche decine di watt dal mio impianto, sufficienti a scaldare quel tanto che è bastato alle fotocellule per fondere la neve sull’impianto già il giorno dopo, anche se vi erano 20 cm ai fianchi! Perfino in collina, durante una gita da “snow chaser”, con oltre mezzo metro di neve al suolo ho visto un impianto fotovoltaico libero da neve.

 

Così ecco che al ritorno del sole la produzione ha toccato i valori più alti da inizio anno, con una decina di kWh al giorno, complice il cielo limpido ma anche la neve stessa circostante che, riflettendo i raggi del sole, aumenta il riverbero (albedo in termine tecnico). Lo stesso meccanismo insomma che ci fa abbronzare in montagna, fa aumentare la produzione fotovoltaica con la neve al suolo.

 

Rinnovabili, efficienza energetica e case a basso o addirittura nullo consumo, per non dire passive, sono una realtà già oggi e un’opportunità per il futuro.

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