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Fotovoltaico sul condominio: prima parte, come #sipuòfare

Pubblicata il 12 gennaio 2015

fotovoltaico-01 fotovoltaico-02Post di Luca Lombroso n.6 | 12 gennaio 2015 Negli ultimi articoli ho parlato di quanto è reale il #globalwarming, della gravità del problema clima e di quanto sta facendo la comunità internazionale per limitare gli effetti dei futuri cambiamenti climatici. In attesa e al di là di quel che si deciderà alla prossima conferenza di Parigi, però, ci sono tante cose che si possono fare a livello locale, il “subnazionale”, ovvero comuni e regioni per esempio, ne parleremo. E tanto può fare ognuno di noi nella vita quotidiana, a partire dalle  buone pratiche ambientali, ma soprattutto molto si può e deve fare per ridurre il consumo del settore residenziale e degli edifici, responsabili di una fetta non piccola delle emissioni di gas serra, dei consumi di energia elettrica e dell’inquinamento urbano. Cominciamo dunque a vedere cosa si può fare per la produzione di energia elettrica.

 

Se ricordate, dicevo «i primi kWh mi hanno dato più euforia del rombo di un’auto o moto sportiva». Così concludevo l’ultimo post, riferendomi ai primi elettroni fluiti sui fili elettrici  grazie all’effetto fotoelettrico (ai link un video di approfondimento di come funzionano i pannelli fotovoltaici) dal mio primo e nuovo impianto fotovoltaico.

 

Finalmente, direte voi, perché il fotovoltaico è una realtà già da un po’ di tempo, dal primo conto energia del 2005 e oggi molti pensano non sia più conveniente, invece ci sono ancora tanti motivi per installare il proprio impianto fotovoltaico, con la modalità dello scambio sul posto e grazie ai prezzi più bassi degli impianti, ma soprattutto si è aperta la possibilità per una larga fetta di famiglie che finora difficilmente riusciva a realizzare il suo sogno di autoprodursi l’energia elettrica in modo pulito. Ovvero, chi abita in un condominio, come è il mio caso.

 

Con la “riforma del condominio”, avvenuta con la legge 220 dell’11 dicembre 2012, il singolo condomino può ora, senza che sia necessaria autorizzazione ma solo con una semplice comunicazione all’Amministratore, installare impianti di produzione energetica (esempio appunto un impianto solare fotovoltaico per la produzione di elettricità, ma anche il solare termico per la produzione di acqua calda), sulle parti comuni.

 

In particolare l’art. 1122 bis del codice civile è dice che «È consentita l’installazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili destinati al servizio di singole unità del condominio sul lastrico solare, su ogni altra idonea superficie comune e sulle parti di proprietà individuale dell’interessato».

 

Ciò nonostante come immaginate è facile che nascano discussioni o contenziosi, per tanti motivi, del resto non a caso chiamo, ironicamente, le conferenze sul clima (le COP) “assemblea di condominio del pianeta Terra”; se non riusciamo spesso ad accordarci e litighiamo nel condominio, insomma, figuratevi nel “condominio Terra”, dove ci sono 192 appartamenti (gli Stati membri dell’ONU) con 7 miliardi di inquilini! Anch’io, nonostante abito in un piccolo condominio dove tutti ci conosciamo ho avuto alcune persone che mi hanno posto problemi, del tipo “ma se poi lo voglio fare io c’è posto?”, “ma proprio sopra al mio appartamento?”, poi siamo venuti più a lume di ragione e ad accordi fra tutti, anche perché sul nostro tetto, abbiamo verificato col geometra, c’è spazio per tutti.

 

Tuttavia  nessuno, se volete realizzarlo, ve lo può impedire perché c’è già una sentenza delle cassazione che dice che sui pannelli solari l’assemblea può solo stabilire le modalità, ma non possono insomma impedirvelo.

 

Dunque, veniamo all’impianto e a come è regolamentata l’autoproduzione di energia. La burocrazia è piuttosto complessa, una semplificazione sarebbe necessaria e auspicabile, comunque l’installatore e il progettista provvedono in genere all’iter presso il vostro fornitore di energia e il GSE, “gestore dei servizi elettrici” ed eventualmente (da me non è stato necessario) presso il comune di residenza.

 

Oggi, dicevo, non ci sono più gli incentivi, ma i prezzi sono calati anche notevolmente e il costo d’acquisto può essere, anche per il 2015, detratto fiscalmente del 50% in 10 anni. In poche parole, grazie al risparmio fiscale, è come pagare la metà il costo reale!

 

E l’energia prodotta come è regolamentata? Ne riparlerò nel prossimo post, insieme ai primi risultati, incoraggianti, del mio impianto.

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