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Clima e Lima, la Cina è più vicina

Pubblicata il 17 novembre 2014

Post di Luca Lombroso n.3 | 17 novembre 2014 Si avvicina la 20° Conferenza delle Parti sui Cambiamenti Climatici che si terrà a Lima dal’1 al 12 dicembre prossimi e, è proprio il caso di dirlo, gli animi si “scaldano”, ovvero i principali inquinatori del pianeta cominciano a scoprire le loro carte.

 

Uno dei principi chiave della agognata ricerca di un accordo internazionale che limiti le emissioni dei gas serra antropici responsabili dei cambiamenti climatici è la responsabilità comune ma differenziata.

 

Emisisoni-Assolute

Le emissioni assolute dei più grandi “inquinatori” degli ultimi 50 anni, mostrano come la Cina ha superato Gli USA, e l’India sta avvicinandosi all’Europa. (Fonte: Carbon Project, CDIAC USA)

Ricordo che per evitare che il global warming vada fuori controllo scatenando effetti devastanti per la società umana,  è fondamentale  evitare che l’aumento delle temperature globali ecceda i 2°C entro la fine del XXI secolo e per evitarlo, avverte l’IPCC nel recente rapporto di sintesi, è necessario ridurre le emissioni globali del 50-70% entro il 2050 e addirittura azzerarle entro il 2100.
Nel frattempo, purtroppo la cronaca parla da se; i cambiamenti climatici sono qua come dimostra il ripetersi a catena di alluvioni, tanto che il grafico del precedente post sarebbe già da aggiornare. Urge dunque agire, e nessuno si può sottrarre.
C’è però un altro scoglio, la “responsabilità storica, infatti la Cina è il maggior inquinatore, ma storicamente i maggiori responsabili sono Stati Uniti ed Europa. La faccenda poi si complica se consideriamo la popolazione, e quindi le emissioni pro capite.

 

Emissioni-Storiche

Emissioni storiche cumulative dall’inizio dell’era industriale a oggi (fonte: Wikimedia fundation)

Dunque, difficile accordarsi su “ di chi sia la colpa” della situazione in cui ci troviamo, tutti hanno la loro quota di responsabilità e tutti devono fare un passo indietro per fare un balzo in avanti verso un futuro sostenibile a bassa intensità di carbonio.
Così, appunto, diamo uno sguardo alle buone notizie sugli impegni di riduzione delle emissioni partendo dall’Europa. Giunto ormai a termine il Protocollo di Kyoto, già alcuni anni fa l’Europa infatti aveva approvato il pacchetto clima energia 20-20-20-2020, che come dice il nome prevede il 20% di riduzione delle emissioni di CO2 (solo il 17% per l’Italia) e altrettanto di aumento rinnovabili ed efficienza energetica, da realizzare entro il 2020 e rispetto al 1990. Ora, pochi giorni fa, è stato approvato il nuovo impegno per il 2030 che porta al 40% la promessa di riduzione delle emissioni serra, da realizzare aumentando al 27% la quantità di energie rinnovabili rispetto al totale del consumo e migliorando del  27% l’efficienza energetica. Con questi impegni l’Europa si presenta come “faro guida” per i paesi in via di Sviluppo in vista della successiva e ben più decisiva conferenza di Parigi del 2015.

 

Nel frattempo, si va appunto verso Lima, in Perù, conferenza preparatoria per il grande appuntamento di Parigi, e così le varie economie scoprono le loro carte.
E così, un po’ a sorpresa, è arrivato l’annuncio dell’accordo fra gli Stati Uniti, che si sono impegnati a ridurre del 26-28% le loro emissioni rispetto al 2005, e la Cina, che promette di raggiungere il “picco delle emissioni”, cioè la quota massima da cui dovrà seguire la riduzione, entro il 2030 aumentando del 20% la quota di energia rinnovabile. D’altronde, la Cina, ho toccato con mano partecipando alle ultime COP, in realtà è il paese che maggiormente investe nelle fonti rinnovabili e, stando al settore degli edifici, in un pannello espositivo allo stand della delegazione Cinese si leggeva di interventi per ridurre 2 milioni di tonnellate di CO2 2,8 milioni di kWh dai consumi degli edifici, nonché il miglioramento del 35% dell’efficienza degli impianti di raffrescamento  e l’adozione di strategie per i green building, edifici verdi.

 

Basterà per “salvare il clima”? da un lato queste riduzioni sono insufficienti per centrare l’obiettivo di contenere entro i 2°C il global warming, dall’altro sono obiettivi ambiziosi ma senz’altro fattibili con grandi benefici per ambiente ed economia, e soprattutto un segnale di impegno in vista, appunto, delle due conferenze mondiali di Lima e di Parigi.
Vi terrò senz’altro informati su questi due importanti appuntamenti, anche se a  Lima non vado ma ho i miei amici e informatori, e poi attraverso i moderni mezzi di comunicazione è possibile seguire le principali sessioni della Conferenza delle Parti.
Dunque, ora possiamo proprio dirlo, da eppur si scalda a eppur si riduce. Dopo l’Europa,  in vista di Lima  e verso Parigi grazie a USA e Cina la grande riduzione è più vicina.

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