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Cartella clinica aggiornata del Pianeta Terra

Pubblicata il 2 aprile 2015

Post di Luca Lombroso n.10 | 2 aprile 2015 Qual è lo stato di salute del Pianeta? Quanto è urgente intervenire per limitare e adattarsi ai cambiamenti climatici? Non per fare catastrofismo, ma per giusta e doverosa informazione e per aumentare la consapevolezza delle proprie azioni, credo sia opportuno fornirvi un aggiornamento della “cartella clinica del pianeta Terra”.

 

Le cose infatti cambiano molto in fretta, e dalla versione contenuta nel mio libro, “Apocalypse Now? clima ambiente cataclismi, possiamo salvare il mondo, ora” Edizioni artestampa, già molte cose sono cambiate.

 

Cominciamo dalla CO2, di cui già ho parlato in un precedente post. A febbraio è stato ancora una volta infranto, in anticipo rispetto allo scorso anno, il muro delle 400 ppm; lo scorso anno nello stesso mese il valore era di 397.91 ppm. Nel mio libro citavo il dato del luglio 2012, quando era a 392, lo scorso luglio era a 399 e il prossimo sarà probabilmente attorno a 402 ppm. Ricordo che la CO2 ha un ciclo annuale con un massimo in primavera e il minimo in autunno, un vero e proprio “respiro della terra”, legato al ciclo stagionale della vegetazione. L’anno 2014, più significativo del singolo mese, sfiorerà la soglia di 400 ppm, e il 2015 sarà senz’altro il primo anno over 400. Valori simili non si registravano da alcuni milioni di anni, ricordo che fino all’era industriale mai si erano superate le 290 ppm in atmosfera del principale gas serra e che l’aumento è coerente con l’uso dei combustibili fossili, attraverso i quali emettiamo ogni anno 34 miliardi di tonnellate di CO2.

 

Si avvicina così pericolosamente la soglia di 450 ppm da non superare per evitare che il riscaldamento globale vada fuori controllo. Di questo passo entro una ventina d’anni il parametro indicato da documenti dell’unione Europea e da vari accordi internazionali fuoriusciti dalle Conferenze sul Clima sarà superato.

 

Concentrazione-metano-in-atmosfera

 

Un altro gas serra di cui meno si parla, ma molto importante per regolare l’effetto serra è il metano (CH4). Assai meno abbondante in atmosfera, ma è 32 volte più efficace della CO2 ad aumentare l’effetto serra è il metano. Nel 2012 era presente in atmosfera a 1808 ppb (parti per bilione, ovvero molecole ogni miliardo di molecole di aria) e oggi, dopo alcuni anni in cui era stabile, sta di nuovo aumentando e l’ultimo dato disponibile lo indica a 1844. Da dove viene questo eccesso di metano, che prima dell’era industriale non ha mai superato, da oltre un milione di anni, quota 700 ppb?

 

Difficile dirlo, il metano infatti proviene principalmente da allevamenti, risaie e agricoltura intensiva, ma anche dalle fughe nelle fasi del metano come combustibile. Un’altra fonte di metano sono i rilasci del permafrost, il terreno ghiacciato tipico delle zone subpolari, delle steppe, della Siberia e nord del Canada. Se è questa la fonte dell’aumento di metano, sarebbe il segnale di un pericolo di feedback inaspettato, ovvero il riscaldamento del suolo nelle zone artiche che ne causa il rilascio degli idrati di metano intrappolati. In vari siti e blog si rincorrono foto di misteriosi crateri che si sono aperti in siberia, un rilascio incontrollato di questi potrebbe portare fuori controllo il global warming in poco tempo.

 

Insomma il metano, pur meno inquinante del gasolio o della benzina, non è “ecologico” nel vero senso della parola sia perché è anch’esso un combustibile fossile sia perché è un gas serra.

 

Altra notizia non buona sullo stato di salute del Pianeta viene dai ghiacci artici marini. L’inverno, stagione in cui il ghiaccio ovviamente aumenta per il normale ciclo annuo delle stagioni, ha visto secondo i rilievi satellitari la più bassa estensione mai registrata. Questo non è solo un problema di orsi polari, ma anche e soprattutto dell’uomo in quanto il ritiro dei ghiacci artici influenza la circolazione delle perturbazioni, rendendo più marcate le ondulazioni e l’andamento delle correnti ad alta quota (corrente a getto). Ecco perché l’inverno, pur risultato il più caldo da quando esistono i rilievi a livello planetario, ha visto alcune importanti differenze negli Stati uniti, con la costa est più fredda del normale e ripetutamente colpita da ondate di gelo e la costa ovest invece sotto l’onda calda con una siccità storica che pone gravi interrogativi sulla disponibilità di acqua per grandi città come Los Angeles.

temperatura-globali

Mappa delle temperature globali nell’inverno.

Come si nota la maggior parte del pianeta ha visto temperature più calde del normale, ma alcune hanno registrato anomalie fredde. Fra queste in particolare l’est degli Stati Uniti.

 

Dunque un quadro non positivo, che ci rende chiara l’urgenza di agire e quanto i provvedimenti come il nuovo pacchetto clima energia europea o quelli attesi dal prossimo vertice ONU sul Clima a Parigi siano importanti e auspicabili, oltre che un’opportunità per l’economia.

 

Dunque prendiamo in positivo le buone notizie, come il Costa Rica che da 75 giorni produce elettricità solo a rinnovabili o la “carta per combattere i cambiamenti climatici” stilata dai sindaci delle Capitali dei 27 Stati dell’Unione Europea.

 

Obiettivo, meno 40% delle emissioni rispetto al 1990 entro il 2030.

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